Netanyahu: “Al cardinale Pizzaballa sarà concesso l’accesso immediato al Santo Sepolcro”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, comunicata direttamente dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu attraverso il proprio account social, arriva a valle di una vicenda che nei giorni scorsi aveva generato un’evidente frizione diplomatica con l’Italia e, più in generale, acceso i riflettori sulle complesse dinamiche di gestione dei luoghi santi a Gerusalemme. A essere al centro della contesa, il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, al quale era stato impedito di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro proprio nel giorno della Domenica delle Palme, cerimonia che per la comunità cattolica segna l’avvio della Settimana Santa. “Ho dato istruzioni alle autorità competenti affinché al Cardinale Pierbattista Pizzaballa sia concesso l’accesso completo e immediato alla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme”, ha scritto Netanyahu, ponendo così fine, sul piano formale, a un’interdizione che aveva suscitato reazioni immediate nel governo italiano.

L’incidente della Domenica delle Palme e il retroscena sulla sicurezza

Quel divieto di accesso, materializzatosi quando il porporato si stava recando alla basilica per la celebrazione liturgica, aveva trovato la sua prima giustificazione in ragioni di sicurezza, secondo quanto riportato da fonti israeliane. L’ambasciatore d’Israele in Italia, Jonathan Peled, intervenuto in merito ai microfoni di RTL 102.5, ha chiarito che la misura fu imposta dall’esercito per motivi legati all’ordine pubblico, aggiungendo un particolare non secondario: il Patriarca, a suo dire, era stato informato delle restrizioni vigenti e gli era stato chiesto di non entrare; la decisione di provarvi ugualmente avrebbe quindi generato un “malinteso” che, nell’analisi del diplomatico, avrebbe potuto essere gestito con maggiore sensibilità da entrambe le parti. Peled ha poi definito la reazione internazionale “forse un po’ esagerata”, auspicando di potersi lasciare l’episodio alle spalle dopo aver trovato un nuovo “modus vivendi” per i prossimi giorni.

La reazione della politica italiana e il richiamo dell’ambasciatore

Il caso, proprio per il rilievo del personaggio coinvolto – il cardinale Pizzaballa è da anni una figura chiave per il mantenimento dello status quo nei luoghi santi –, ha avuto l’effetto immediato di scuotere la politica italiana, rompendo una certa inerzia che sembrava caratterizzare il dibattito. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assunto una posizione ufficiale, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha proceduto con un gesto diplomatico di peso: il richiamo dell’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv, una misura che nei protocolli internazionali segnala un livello di tensione non trascurabile tra due Paesi. Gli analisti, tra cui Giorgio Bianchi e l’accademico Andrea Zohk, hanno sottolineato come l’accaduto abbia improvvisamente concentrato l’attenzione su un episodio capace di unire trasversalmente le forze politiche italiane nella difesa del ruolo del Patriarca, lasciando temporaneamente in secondo piano altre consuete divisioni.

Le scuse implicite e la ricostruzione di un “malinteso”

Nel tentativo di ricomporre la frattura, l’ambasciatore Peled, ospite nel corso di Start su Sky Tg24, ha offerto una lettura che, pur senza parlare esplicitamente di scuse, ne ha di fatto riconosciuto i contorni. Il diplomatico ha ribadito che l’intera vicenda “poteva essere gestita molto meglio”, facendo ricadere l’errore in un terreno comune: “sia da parte nostra, sia da parte del Patriarca, sia da parte del governo italiano”. Una dichiarazione che sembra suggellare la volontà di chiudere l’incidente, evitando ulteriori strascichi formali. La ricostruzione che emerge dalle parole di Peled delinea così un episodio in cui, tra una disposizione di sicurezza e la volontà di un alto prelato di presenziare a una delle celebrazioni più importanti dell’anno liturgico, non è stato trovato il giusto equilibrio. Con l’intervento diretto di Netanyahu, che ha formalmente revocato l’ostacolo all’accesso, le autorità israeliane hanno cercato di riportare la situazione a una normalità operativa, lasciando intendere che la gestione degli ingressi al Santo Sepolcro tornerà a seguire i consueti accordi.

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