Sondaggi politici, il campo largo allunga il passo mentre crolla FdI e risalgono M5s e Avs

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia settimanale scattata dagli istituti demoscopici restituisce uno scenario in movimento, seppur con gradazioni diverse a seconda della rilevazione: da un lato il campo largo – la coalizione che riunisce le forze progressiste – consolida il proprio vantaggio sulle destre, dall’altro emerge il dato più significativo, ovvero il calo netto di Fratelli d’Italia, che in un sondaggio perde quattro decimi di punto e arretra al 27,8%. Non si tratta di un episodio isolato, bensì di una tendenza confermata da più rilevatori, incluso Eumetra per il programma “Piazza Pulita”, dove il centro-sinistra allargato tocca il 45,4% delle preferenze, lasciando alla coalizione di governo il 44,4%: un sorpasso, quest’ultimo, che ormai appare strutturale nei rilevamenti delle ultime settimane e che ridisegna gli equilibri a quasi un anno esatto dalla nuova presidenza Trump, evento ormai assorbito nel dibattito politico italiano come sfondo non più emergente.

Il crollo di FdI e la risalita di M5s e Avs

La flessione più vistosa riguarda dunque il partito della premier, quel Fratelli d’Italia che arretra dello 0,4% nella rilevazione che incrocia più soglie elettorali, mentre il Movimento 5 Stelle accelera nella stessa misura (+0,4%) raggiungendo il 13,2%, seguito a ruota da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) in crescita nei rilevamenti minori. Nel sondaggio Swg per TgLa7 dell’11 maggio, tuttavia, il quadro appare più equilibrato: FdI resta stabile al 28,8%, il Pd sale di un misurato +0,2% arrivando al 22,0%, mentre il Movimento 5 Stelle, al contrario, perde lo 0,2% attestandosi al 12,2%. Questa divergenza tra gli istituti – Eumetra da una parte, Swg dall’altra – non inficia però la direzione generale, che vede le forze di governo (Lega e Forza Italia incluse) incapaci di allungare, e i cinque stelle, pur con oscillazioni, tornare a mordere terreno dopo mesi di appannamento.

Vannacci e Calenda, i nuovi ago della bilancia

Eppure il dato che più di ogni altro cattura l’attenzione degli analisti non riguarda i poli tradizionali, bensì i cosiddetti “terzi poli” o formazioni minori: Roberto Vannacci con il suo Futuro Nazionale continua a crescere (+0,3% in un rilevamento, segnali analoghi in un altro), e Carlo Calenda con Azione si conferma stabile pur guadagnando un +0,1% in contesti dove invece altri piccoli partiti arretrano. È proprio qui, nelle pieghe di questi movimenti – dove Italia Viva guadagna un soffio mentre Azione, Più Europa e Noi Moderati calano dello 0,1% – che si gioca una partita decisiva in vista delle elezioni del 2027, non perché vi siano certezze, ma perché i numeri attuali mostrano come nessuna delle due coalizioni raggiunga da sola una maggioranza solida senza attingere a questi frammenti. Vannacci e Calenda diventano così, volenti o nolenti, gli arbitri della futura governabilità, con i loro consensi che, seppur minoritari, potrebbero risultare determinanti per ribaltare il rapporto di forza tra campo largo e destre.

Stabilità apparente e movimenti sotterranei

Se si guarda al quadro aggregato dell’11 maggio, si notano però anche fenomeni di segno opposto: la Lega sale dello 0,1%, il Partito Democratico dello 0,2% (portandosi al 22,3% in un’altra rilevazione), mentre Forza Italia resta ferma. Ma il dettaglio più interessante arriva dai partiti più piccoli, dove Futuro Nazionale mette a segno un +0,3% e perfino il gruppo di Vannacci, in un passaggio definito “continuano a crescere”, registra l’incremento percentuale più alto tra tutti i movimenti sotto la soglia di sbarramento. Al contrario, Azione, Noi Moderati, Più Europa e le “Altre Liste” calano dello 0,1% ciascuno, segno di una frammentazione che non premia le formazioni moderate né quelle ultra-centriste. Il campo largo preme, FdI arretra, ma senza che i giochi siano compiuti: piuttosto, è in atto una risacca che ridistribuisce le forze, con M5s e Avs che provano a riemergere mentre i partiti minori di centro e destra extra-governativa si contendono le briciole di un elettorato in cerca di riferimenti alternativi sia all’una che all’altra sponda.

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