Bastoni e l’ammissione sul caso Kalulu: «Ho accentuato il contatto, mi prendo la mia responsabilità»
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Redazione Sport
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A volte, nel calcio, succede che un gesto tecnico, una volta spogliato della velocità dell’azione e rivisto al rallentatore, mostri una natura diversa da quella percepita in campo. È quanto accaduto ad Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, che a distanza di qualche giorno dal fischio finale di Inter-Juventus ha deciso di rompere il silenzio e affrontare a viso aperto la bufera mediatica che lo ha travolto. Il giocatore, intervenuto in conferenza stampa dalla Norvegia alla vigilia del playoff di Champions League contro il Bodo/Glimt, ha fatto chiarezza sull’episodio che ha portato all’espulsione di Kalulu, e lo ha fatto con una franchezza piuttosto rara nel panorama dei calciatori italiani. «Sono voluto venire qui – ha spiegato Bastoni – perché si è parlato tanto, molto più di quanto pensassi, di quello che è successo sabato. Ho aspettato qualche giorno per rivedere le immagini e capire la differenza con ciò che ho vissuto». Il contatto, quel leggero allungamento di braccio da parte del difensore juventino, c’è stato, ma il nerazzurro non ha nascosto la propria reazione: «Quello che ho sentito io è stato un contatto con il mio braccio, che rivedendo è stato molto accentuato. Sono qui per ammetterlo e per prendermi le mie responsabilità».
La vicenda, come noto, ha avuto strascichi pesanti che vanno ben oltre il campo e la classifica. Se da un lato l’errore dell’arbitro La Penna – che non ha ravvisato la simulazione e ha decretato il secondo giallo per Kalulu – è stato al centro delle discussioni tecniche, dall’altro lato la reazione del giocatore nerazzurro ha scatenato un’ondata di commenti e di insulti sui social network di proporzioni notevoli. Bastoni, nel suo intervento, ha voluto distinguere tra la critica sportiva e ciò che invece ha valicato il limite della decenza. «Dal punto di vista personale la vicenda non mi ha segnato – ha chiarito il difensore –, sono esposto e abituato a una certa gogna mediatica. Ma mi dispiace per mia moglie e per mia figlia, che si è ritrovata auguri di malattia o minacce di morte che non stanno né in cielo né in terra». Un passaggio, questo, che riporta l’attenzione su un fenomeno ormai endemico nel calcio moderno, quello degli haters che oltrepassano la barriera del tifo per trasformarsi in mittenti di messaggi agghiaccianti. Il giocatore ha voluto esprimere vicinanza anche al direttore di gara, finito suo malgrado nell’occhio del ciclone: «Mi dispiace per l’arbitro La Penna, per persone meno abituate a stare così esposte».
L’analisi a freddo e il peso dell’esultanza
Uno degli aspetti che più hanno colpito osservatori e tifosi, al di là della dinamica del fallo, è stato il comportamento successivo del difensore interista. Nell’immediatezza del rosso sventolato a Kalulu, Bastoni si è lasciato andare a un’esultanza plateale, quasi beffarda, che ha contribuito ad alimentare le polemiche. Il giocatore, in conferenza, non ha eluso il tema e anzi è partito proprio da lì per articolare il proprio mea culpa. «La cosa per cui mi dispiaccio di più – ha ammesso – è il comportamento successivo all’espulsione. Quella reazione è stata brutta da vedere, ma molto umana, ero preso dalla foga e dalla trance agonistica per una partita di quella importanza». Un’ammissione che suona come un tentativo di restituire un’immagine più autentica di sé, lontana dai codici rigidi e spesso ipocriti del mondo del pallone. Il riferimento alla trance agonistica, d’altronde, è un concetto che molti ex calciatori hanno utilizzato per spiegare certi cortocircuiti emotivi che avvengono in frazioni di secondo, quando la partita diventa una bolla nella quale il confine tra lecito e illecito, tra sportività e furbizia, tende a sfuocarsi.
Il difensore ha poi allargato il discorso a un tema più ampio, quello della cosiddetta ipocrisia che avrebbe circondato l’intera vicenda. Nel suo ragionamento, Bastoni ha citato un precedente che lo ha visto coinvolto in passato, per sottolineare una presunta disparità di trattamento. «È successa la stessa cosa a parti inverse – ha ricordato – quando è stato concesso un rigore al Liverpool per un contatto con Wirtz, e allora non è stato fatto il mio processo». Una frase che lascia intendere come, secondo la sua percezione, certi meccanismi mediatici si attivino a intermittenza, a seconda dei colori della maglia o del momento della stagione. Resta il fatto, ed è lo stesso Bastoni a ribadirlo, che l’errore è stato riconosciuto: «Un essere umano ha il diritto di sbagliare, ma ha anche il dovere di riconoscere l’errore. Per questo sono qui».
La posizione della società e la vigilia europea
In casa Inter, intanto, la gestione del caso è stata affidata alla linea della trasparenza e della normalizzazione. Il presidente Beppe Marotta, nei giorni scorsi, aveva parlato di «gogna mediatica» pur senza mai difendere l’operato del suo giocatore, ma sottolineando come le minacce ricevute dalla famiglia rappresentassero uno scivolamento inaccettabile della dialettica sportiva. Cristian Chivu, dal canto suo, ha confermato la fiducia nel suo difensore, schierandolo tra i titolari in una partita delicata come quella norvegese. Il tecnico romeno, secondo quanto filtra, avrebbe avuto un colloquio privato con Bastoni, al netto della difesa pubblica espressa nei giorni scorsi quando aveva minimizzato il contatto parlando di «tocco leggero». La scelta di portare il giocatore in conferenza stampa alla vigilia della partita, peraltro, è stata una decisione condivisa tra l’entourage del calciatore e la dirigenza, nella convinzione che affrontare il tema a muso duro fosse l’unico modo per archiviare definitivamente la questione.
Sul fronte regolamentare, va detto che la giustizia sportiva difficilmente potrà intervenire a posteriori sulla simulazione. Le norme attuali, come specificato dall’articolo 61 del Codice di Giustizia Sportiva, consentono l’utilizzo della prova tv per sanzionare un giocatore solo in casi specifici, come l’assegnazione di un rigore o l’espulsione diretta. L’espulsione di Kalulu, scaturita da un doppio giallo, non rientra in queste casistiche, lasciando così Bastoni al riparo da provvedimenti disciplinari supplementari. Una sorta di paradosso giuridico, quello che ha visto il difensore interista finire al centro delle cronache per un comportamento che, sebbene riconosciuto come scorretto, non produrrà effetti sul piano delle squalifiche. E mentre l’arbitro La Penna, come riportato da alcune fonti, avrebbe sporto denuncia alla polizia postale per le minacce ricevute, Bastoni si prepara a scendere in campo in Norvegia con la consapevolezza di dover dimostrare, più con i fatti che con le parole, di aver voltato pagina.




