Tomb Raider: Legacy of Atlantis, tra doppiaggio escluso e Intelligenza Artificiale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Nel corso dell’ultimo State of Play, i riflettori si sono accesi in maniera definitiva su Tomb Raider: Legacy of Atlantis, il remake del primo capitolo della saga che Crystal Dynamics e Flying Wild Hog hanno deciso di riportare in auge. Sotto la superficie patinata del nuovissimo trailer – che finalmente ci ha concesso un assaggio strutturale di questa odissea – si agitano però due correnti sotterranee piuttosto controverse, legate rispettivamente alle scelte di localizzazione linguistica e all’uso di strumenti tecnologici durante la fase di progettazione.

Se da un lato l’industria celebra il ritorno dell’archeologa più famosa del medium, dall’altro emergono dettagli che hanno acceso il dibattito tra gli addetti ai lavori e i giocatori più attenti, i quali scrutano con crescente sospetto le dinamiche produttive moderne.

La rinuncia al doppiaggio italiano e la “giustizia” polacca

Nonostante il team di sviluppo annoveri Flying Wild Hog – studio con sede a Varsavia – tra i suoi artefici principali, la macchina del marketing ha ufficializzato una scelta che rischia di suonare come una beffa per il pubblico nostrano. L’attrice Alix Wilton Regan, che presta volto e voce a questa versione della protagonista (descrivendola come una donna che, pur potendo vivere nel lusso, ha preferito votarsi alla ricerca della verità), non sarà ascoltabile in italiano.

Flying Wild Hog ha infatti annunciato con soddisfazione che il gioco avrà il doppiaggio in polacco, una decisione che restituisce giustizia al team locale, il quale sin dall’annuncio si era detto sorpreso dall’assenza della propria lingua madre. Per l’Italia, invece, al momento non è prevista alcuna forma di localizzazione vocale; una circostanza che, vista la portata del progetto, lascia intendere come certe scelte economiche o di mercato prevalgano spesso sulla tradizione di un franchise storicamente legato al nostro paese.

L’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle fasi di prototipazione

Un tassello forse ancora più spinoso riguarda la trasparenza tecnologica del progetto. Un aggiornamento alla pagina Steam di Legacy of Atlantis ha acceso l’ennesimo dibattito sull’integrazione dell’IA generativa nello sviluppo di titoli AAA. Nella sezione dedicata alla "Divulgazione dei contenuti generati dall'IA", Crystal Dynamics e Flying Wild Hog hanno confermato di aver utilizzato tali strumenti durante le fasi iniziali di stesura e prototipazione.

La precisazione, resa obbligatoria dalla piattaforma di Valve, sottolinea comunque che quei contenuti provvisori sono stati successivamente sostituiti o perfezionati da artisti umani, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la flessibilità del team. Ciononostante, l’argomento rimane estremamente sensibile: c’è chi intravede in queste tecnologie un futuro inevitabile per l’industria e chi, invece, le considera una minaccia alla creatività artigianale, come dimostrano le critiche sollevate da alcuni esponenti del settore in occasione di produzioni analoghe.

Tra recessi e narrazione: il ritorno sullo schermo

Oltre le quinte dei palcoscenici digitali e delle clausole contrattuali, il materiale mostrato durante lo State of Play restituisce un’immagine rassicurante per chi temeva uno snaturamento del personaggio. Sotto la regia dei co-sviluppatori, l’avventura sembra voler recuperare quell’atmosfera di scoperta e isolamento che caratterizzava le sue origini, sebbene filtrata attraverso sensibilità contemporanee.

La stessa Regan, del resto, ha contribuito a plasmare una Lara Croft lontana dagli stereotipi di superficie, conferendo al ritorno della saga quella profondità psicologica che i fan più affezionati richiedevano a gran voce. Si tratta, in definitiva, di un’operazione che cerca di bilanciare la fedeltà al materiale originale con le necessità di un mercato globale, dove la componente tecnologica – sia essa linguistica o generativa – gioca un ruolo sempre più determinante.

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