Torino, 12enne violentata nei bagni di Porta Nuova: la scoperta della madre attraverso il cellulare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La madre della dodicenne violentata nei bagni della stazione di Porta Nuova a Torino ha raccontato come, attraverso il cellulare della figlia, sia riuscita a scoprire l’orrore che si celava dietro i comportamenti insoliti della ragazzina. «Mi sono insospettita e ho avuto paura», ha dichiarato, spiegando di aver notato messaggi e chiamate da numeri sconosciuti che alludevano esplicitamente a rapporti sessuali. Tra questi, spiccavano quelli di un uomo che, pensando di parlare con la bambina, l’aveva invitata a raggiungerlo in stazione. La donna, fingendosi la figlia, ha risposto ai messaggi sotto lo sguardo degli agenti, contribuendo così a far luce su una vicenda che ha portato all’arresto di un 20enne, accusato di violenza sessuale.

I fatti risalgono a qualche mese fa, ma solo recentemente il giudice per le indagini preliminari ha notificato una misura cautelare in carcere per il giovane, ritenuto responsabile dell’aggressione. L’indagine, partita dalla denuncia della madre, ha rivelato un quadro inquietante: nel telefono della ragazzina, gli investigatori hanno trovato non solo messaggi espliciti, ma anche video a sfondo sessuale e chat che organizzavano incontri. Questi appuntamenti, spesso fissati alla stazione di Porta Nuova, in un centro commerciale o nel parco del Valentino, sembravano quasi trasformarsi in una sorta di “gioco social”, con l’uomo che la contattava più volte al giorno.

La madre ha raccontato di essersi allarmata già da una settimana, quando aveva notato che la figlia si allontanava di casa senza permesso, senza dire ai nonni dove stesse andando o chi stesse frequentando. Quel pomeriggio, dopo che la bambina non era tornata a casa, si è recata immediatamente in commissariato, consegnando il cellulare agli agenti. «Ho fatto vedere loro i messaggi e le telefonate che continuavano ad arrivare», ha spiegato, sottolineando come quegli scambi fossero pieni di allusioni sessuali.

L’indagine ha portato alla luce una rete di contatti che andava ben oltre il singolo episodio di violenza. Gli inquirenti hanno scoperto che la ragazzina, probabilmente adescata attraverso canali digitali, era stata coinvolta in una serie di incontri organizzati con modalità che ricordano quelle di un gioco pericoloso, in cui l’adulto sfruttava la sua ingenuità. La stazione di Porta Nuova, luogo centrale della vicenda, è diventata così il simbolo di una tragedia che ha sconvolto non solo la famiglia, ma anche quanti hanno seguito il caso.

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