Doping, il caso Passler scuote il biathlon: fidanzato sotto choc, si attende la controanalisi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La notizia della positività al letrozolo della biatleta azzurra Rebecca Passler, un fulmine a ciel sereno a ridosso dell’apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, ha generato un’onda d’urto che travalica i confini sportivi, investendo la sfera privata dell’atleta. A livello procedurale, come confermato dalla procura di Bolzano, è stato aperto un fascicolo per atti al momento non costituenti reato, in attesa di sviluppi e di elementi più definiti, mentre la posizione dell’altoatesina non è attualmente quella di indagata. In questo limbo giudiziario e sportivo, pesano soprattutto le parole, quelle del responsabile del biathlon per la federazione austriaca, il quale ha dipinto senza mezzi termini lo stato d’animo del fidanzato di Passler, il biatleta Dominic Unterweger, descritto come “profondamente colpito” e messo a dura prova “a livello emotivo e privato” dall’accaduto, mentre il team lavora per aiutarlo a mantenere la concentrazione.
Le reazioni e il contesto della sostanza
Dal mondo sportivo italiano, intanto, arrivano le prime, caute reazioni. Luciano Buonfiglio, scegliendo un tono accomodante, ha espresso la speranza che si tratti di un “errore” o di una “superficialità”, in attesa di capire se verrà richiesta la controanalisi, un passaggio cruciale per fare piena luce sulla vicenda. La sostanza al centro del caso, il letrozolo, appartiene alla categoria degli inibitori dell’aromatasi, un enzima chiave nella sintesi degli estrogeni, ed è principalmente impiegata nella terapia di alcune forme di tumore al seno, pur avendo applicazioni off-label in ambito di medicina della riproduzione. La sua presenza nei controlli antidoping solleva interrogativi tecnici non semplici, ai quali cerca di rispondere la tossicologia forense.
Il parere scientifico e lo spettro della contaminazione
Proprio un tossicologo, interpellato sulla questione, non ha escluso la possibilità di una “contaminazione accidentale”, un’ipotesi che, seppur complessa da dimostrare, getta un’ombra di dubbio sulle dinamiche che possono portare un’atleta a risultare positiva a una sostanza di tale natura. Il farmaco, infatti, non è tra quelli che si assumono per negligenza o distrazione comune, fatto che rende la ricostruzione dei fatti ancor più delicata. Questa evenienza riaccende un dibattito mai sopito nel mondo dello sport agonistico, che periodicamente viene scosso da casi simili, dove la linea tra dolo e sfortunata fatalità appare sottilissima e difficilmente discernibile senza prove incontrovertibili.
Un precedente e le domande sul sistema
Il caso Passler, peraltro, non è il primo a turbare la preparazione olimpica italiana, dopo che in precedenza era emersa una positività all’ostarina, un modulatore selettivo dei recettori androgeni. Episodi a catena che, al di là delle singole responsabilità, impongono una riflessione stringente sull’efficacia dei sistemi di prevenzione e sulla loro capacità di discernere, laddove possibile, l’assunzione volontaria da quella del tutto inconsapevole. La questione di fondo, che appare irrisolta, riguarda l’effettiva possibilità di affinare i meccanismi di controllo per proteggere atlete e atleti da rischi di contaminazione involontaria, senza con ciò creare alibi per chi invece opera nella piena consapevolezza di violare le regole.




