Valtellina, donna sbranata dai cani del vicino: il proprietario li lasciava liberi nonostante le lamentele
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Redazione Interno
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Era una mattinata di sole, quella del 24 aprile, quando Lucia Tognella, cinquantanove anni, residente a Bianzone, ha deciso di percorrere il sentiero che conduce verso la località Trivigno, a milleottocento metri di quota, tra i comuni di Tirano e Aprica. Un’escursione, quella che aveva ripetuto innumerevoli volte, che si è trasformata in una tragedia silenziosa: il suo, privo di vita, è stato rinvenuto da colui che, paradossalmente, potrebbe averne causato inconsapevolmente la morte – il proprietario di cinque dogo argentini, lasciati più e più volte liberi di uscire dal recinto nei giorni precedenti. Sono state proprio quelle bestie, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, ad assalirla e a sbranarla, senza che lei potesse opporre alcuna resistenza in quella fascia boschiva isolata.
Il ritrovamento e il proprietario dei cinque dogo argentini
A trovare il senza vita della donna è stato dunque l’uomo che quei cani li custodiva – o avrebbe dovuto farlo – e che ora si trova al centro di un procedimento penale ancora in fase preliminare. La Procura di Sondrio, che ha aperto un fascicolo, ha disposto il sequestro degli animali, tutti di razza dogo argentino, una mole e una potenza di morso che li rende particolarmente pericolosi se non gestiti con rigore. Gli stessi abitanti della zona, come pure altri escursionisti, avevano più volte sollevato proteste informali, lamentando la presenza inquietante di quei molossi lasciati liberi di vagare; lamentele che, evidentemente, non avevano sortito alcun effetto concreto prima di questo epilogo tragico.
Le indagini della Procura: autopsia e test del dna
Gli inquirenti, in queste ore, si muovono su due direttrici principali. Da un lato, l’autopsia sul di Lucia Tognella – i cui risultati sono attesi nei prossimi giorni – dovrà accertare con precisione la causa del decesso: se sia sopraggiunto per shock emorragico, per le lesioni riportate o per altre concause. Dall’altro lato, l’analisi del dna estratto dai morsi presenti sulla salma verrà comparata con i campioni prelevati dai cinque cani sequestrati, al fine di stabilire il ruolo effettivo di ciascun esemplare nell’aggressione. Non è escluso, a questo punto del procedimento, che il proprietario possa essere iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo, ipotesi che la Procura sta valutando con cautela sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri intervenuti sul posto.
Un episodio che riapre il nodo della gestione dei cani pericolosi
La vicenda, per quanto drammatica e circoscritta a un piccolo centro alpino, solleva interrogativi precisi sulla responsabilità di chi detiene razze selezionate per la caccia al cinghiale o per la difesa territoriale – come il dogo argentino – in aree frequentate da escursionisti. La donna, che utilizzava quella casa di montagna come seconda residenza, conosceva bene quei sentieri; ma la consuetudine con il luogo, evidentemente, non l’ha protetta dall’imprevedibilità di cinque animali lasciati liberi ripetutamente, nonostante le rimostranze dei residenti. Le indagini, ora, dovranno stabilire non solo chi abbia materialmente azzannato la vittima, ma anche se il padrone possa aver violato norme sulla custodia, come quelle previste dall’ordinanza che impone il guinzaglio e la museruola in contesti extraurbani. Nessuna conclusione è stata ancora raggiunta, e la magistratura procede con il massimo riserbo.




