Donna sbranata in Valtellina, sequestrati i cinque dogo argentino
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Redazione Interno
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Era uscita per una camminata, come tante altre che l’avevano vista percorrere i sentieri attorno a Trivigno, a quasi milleottocento metri di quota; ma l’escursione di Lucia Tognela, sessantenne di Bianzone, si è conclusa nel peggiore dei modi, con il senza vita ritrovato nel pomeriggio di giovedì – proprio mentre il sole ancora illuminava quelle creste tra Tirano e Aprica – e con gravissime ferite riconducibili, stando alle prime ricostruzioni, ai morsi di un branco. I cinque esemplari di Dogo argentino che vivono in zona, e che spesso vengono lasciati liberi dal recinto che li ospita – circostanza, questa, all’origine di antiche e accese dispute con gli escursionisti – sono stati posti sotto sequestro dalla Procura di Sondrio in attesa degli accertamenti del caso.
Il ritrovamento e il ruolo del proprietario
A dare l’allarme è stato proprio il proprietario dei cani, l’uomo che li detiene e che, secondo quanto emerso, avrebbe trovato personalmente il della donna giovedì pomeriggio, chiamando subito i soccorsi. Una telefonata, la sua, con cui riferiva di una persona ferita da animali; eppure, quando i sanitari sono giunti sul posto, per Lucia Tognela non c’era più nulla da fare. La donna, sposata e madre di due figli, amava camminare da sola in montagna – aveva una seconda casa a Trivigno – e quella sortita nel bosco si è trasformata in una tragedia consumatasi in pochi, atroci minuti. Il proprietario dei cinque dogo, va detto, era già noto per le frizioni con chi frequenta quei sentieri: i cani, lasciati sconfinare oltre il recinto, rappresentavano da tempo una fonte di preoccupazione.
L’autopsia per sciogliere i dubbi sui morsi
La Procura di Sondrio ha disposto l’autopsia sul della cinquantanovenne – l’età della vittima varia lievemente in alcune ricostruzioni, ma il nucleo dei fatti rimane identico – per accertare con precisione la natura delle lesioni. L’ipotesi principale, su cui gli inquirenti stanno concentrando gli sforzi, è che l’assalto mortale sia stato compiuto proprio dai cinque Dogo argentino; nessuna altra pista, per ora, viene considerata con altrettanta forza. Sarà l’esame autoptico, nelle prossime ore, a dirimere i primi dubbi, a cominciare dalla compatibilità dei segni dei morsi con la dentatura e la struttura di quella razza, potente e temuta. Gli animali restano in custodia giudiziaria, in attesa che la scienza fornisca elementi certi su quanto accaduto nel bosco di Trivigno.
Una vita spezzata su un sentiero di quota
Lucia Tognela, originaria di Villa di Tirano ma residente a Bianzone, aveva sessant’anni (qualche fonte ne indica cinquantanove, ma si tratta di dettagli secondari rispetto al dramma) ed era una frequentatrice abituale di quei percorsi montani. A trovare il cadavere – lo si è detto – è stato il proprietario dei cinque cani, nello stesso pomeriggio di giovedì 23 aprile; un ritrovamento che ha gettato nello sconforto chi la conosceva e che ha riacceso l’attenzione sulla gestione di animali potenzialmente pericolosi in aree frequentate da escursionisti. La Procura, intanto, procede con gli accertamenti del caso, e il sequestro dei dogo argentino rappresenta il primo atto formale di un’inchiesta destinata a fare chiarezza su una morte violenta, assurda, occorsa laddove, in teoria, ci si dovrebbe sentire al sicuro.




