Ex Ilva, il governo vara il decreto sulle garanzie. Ma il futuro di Genova resta appeso alle offerte
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un decreto legge che introduce misure urgenti per garantire la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale.
La norma, pensata in particolare per l'ex Ilva, interviene sulla periodicità delle garanzie finanziarie destinate alla gestione dei rifiuti e delle discariche interne degli stabilimenti siderurgici soggetti a procedure di vendita; un intervento che mira a preservare la funzionalità produttiva nelle more del perfezionamento della cessione, senza però compromettere il rispetto delle prescrizioni ambientali, un equilibro delicato che il legislatore ha cercato di bilanciare con una misura temporanea, in attesa che il quadro degli acquirenti si definisca in modo compiuto.
Il nodo delle garanzie e il confronto con le offerte
Il provvedimento governativo, nelle intenzioni dell'esecutivo, dovrebbe scongiurare il rischio di interruzioni nelle attività produttive legate a intoppi burocratici o a un eccessivo onere finanziario per le società che gestiscono gli impianti in questo periodo di transizione.
Allo stesso tempo, però, il fronte delle trattative si va facendo più articolato: il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che Jindal Steel Works ha aggiornato la propria offerta vincolante tenendo conto del recente pronunciamento della Corte d'Appello di Milano sulla chiusura dell'area a caldo di Taranto; un elemento che modifica i termini economici e industriali di una proposta che era già sul tavolo dei commissari.
A questi si aggiungono due manifestazioni di interesse, tra cui spicca quella di Federacciai, la cordata che riunisce 14 tra i principali gruppi privati del settore siderurgico italiano e che, sotto la presidenza di Tonino Gozzi, continua a raccogliere adesioni e attirare l'attenzione di altri potenziali partner lungo la filiera, segno che il polo ex Ilva, nonostante le criticità, resta un asset conteso.
Le critiche dell'opposizione e il caso di Cornigliano
Non sono mancate le reazioni politiche, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, che ha visto nell'intervento sulle garanzie una scorciatoia per allentare le pressioni sulla gestione ambientale dello stabilimento.
Il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e delegato alle Politiche economiche e fiscali, ha attaccato duramente l'esecutivo, accusandolo di cambiare le regole in corsa e di condannare di fatto Taranto a rimanere sepolta sotto il peso dei rifiuti; per Turco, l'unica strada percorribile resta quella della chiusura definitiva dell'area a caldo, accompagnata da un piano serio di bonifiche e da una riconversione produttiva che guardi a modelli sostenibili.
Un fronte opposto, invece, è quello che si apre a Genova, dove il futuro dello stabilimento di Cornigliano è al centro di un'attenzione crescente; in queste settimane, infatti, nuovi privati hanno bussato alla porta di Federacciai per sondare la possibilità di un coinvolgimento nella manifestazione di interesse, segnale che il sito ligure potrebbe giocare un ruolo chiave nelle strategie industriali future, a patto che si trovino le risorse e le garanzie necessarie per rilanciare una produzione che storicamente ha rappresentato un pilastro per l'intera economia regionale.
Gli scenari aperti e l'incognita dei tempi
Il quadro che emerge è quindi quello di una partita complessa, giocata su più tavoli e con attori diversi, ciascuno con i propri interessi e le proprie valutazioni sul rischio. Da un lato c'è la procedura di vendita che i commissari straordinari stanno portando avanti, con la necessità di valutare la congruità delle offerte e la loro sostenibilità sotto il profilo industriale e occupazionale, dall'altro la dimensione giudiziaria, con le sentenze che impongono vincoli e tempistiche stringenti per la messa in sicurezza degli stabilimenti.
Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri rappresenta una sorta di salvaguardia operativa, una coperta corta che evita il blocco immediato ma che non risolve i nodi di fondo, a partire dalla definizione del soggetto che prenderà in mano il testimone della produzione.
E mentre a Taranto la priorità resta legata alla gestione dei cicli produttivi in un clima di tensione costante con le autorità ambientali, a Genova l'attenzione si concentra su quali possano essere i volumi produttivi e gli sbocchi occupazionali per un impianto che ha già subito un ridimensionamento negli anni scorsi e che ora attende di sapere se la cordata di Federacciai riuscirà a trasformare l'interesse in un'offerta concreta e vincolante, magari allargando la compagine societaria a nuovi investitori.
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