Giuliana De Sio si confessa a “Verissimo”: il dolore dell’infanzia e la scelta della solitudine; Sabrina Carpenter travolta dalle critiche per un fraintendimento culturale a Coachella

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Due racconti, distanti per geografia e contesto, s’intrecciano idealmente nel panorama dello spettacolo di questo scorcio di aprile: da un lato la profondità del dolore privato portato in scena da Giuliana De Sio nel salotto di Silvia Toffanin, dall’altro la bufera social che si è abbattuta sulla popstar Sabrina Carpenter, accusata di islamofobia dopo un episodio apparentemente banale accaduto sul palco del Coachella. Due modalità diametralmente opposte di abitare la ribalta – l’una affidata alla nuda confessione autobiografica, l’altra a un fraintendimento istantaneo, amplificato fino a diventare caso internazionale – raccontano però, se lette con attenzione, la medesima fragilità del rapporto tra personaggio pubblico e aspettativa del pubblico. L’attrice, 69 anni e due David di Donatello sulle spalle, ha scelto il programma più seguito del weekend per gettare luce su un passato doloroso che molti dei suoi fan ignoravano, mentre la cantante statunitense si è vista costretta a una repentina marcia indietro dopo aver scambiato un antico grido di gioia mediorientale per uno “yodel” sgradito.

L’urlo di gioia che diventa incomprensione: la “zaghrouta” finisce al centro di una polemica

Era il primo dei due fine settimana dedicati al festival musicale più celebre del deserto californiano, quando Sabrina Carpenter, headliner della serata, si è seduta al piano per introdurre un nuovo pezzo. A un certo punto, dal fitto del pubblico, una voce femminile ha lanciato un trillo acuto e vibrante: la cosiddetta “zaghrouta”, un suono prodotto muovendo rapidamente la lingua e le corde vocali – una tecnica che in Medio Oriente, come in alcuni Paesi africani, viene tradizionalmente riservata alle occasioni di festa, dai matrimoni alle nascite, per rappresentare l’esplosione della felicità. Un suono che, per inciso, da anni è familiare anche al pubblico italiano, abituato a riconoscerlo nella sigla d’apertura dei servizi dell’inviata Rajae Bezzaz a “Striscia la notizia”. La reazione della cantante, tuttavia, non è stata quella che la spettatrice si aspettava: colta di sorpresa, Carpenter ha prima imitato il suono, poi ha chiesto al pubblico se si trattasse di “yodel” e, infine, ha commentato con un secco “Non mi piace”. Di fronte alla precisazione di un’altra persona nel pubblico (“È la mia cultura”), la popstar ha ribattuto con una battuta sospesa tra sarcasmo e confusione (“Quella è la vostra cultura? Lo yodel? È strano”), aggiungendo anche un’analogia con il clima irriverente del Burning Man.

L’effetto valanga sui social e la pronta retromarcia della popstar

Il video dell’interazione, virale in poche ore, ha scatenato una reazione durissima sui social, dove molti utenti hanno letto in quelle parole un atto di insensibilità culturale se non di vera e propria islamofobia. La musica, in questi casi, la faceva la velocità con cui l’indignazione si propaga, ma a fare la differenza è stata la tempestività della replica. Sabrina Carpenter, infatti, ha deciso di non lasciar passare troppo tempo: direttamente sul suo profilo X (ex Twitter), ha risposto a un post critico scrivendo che la sua reazione era stata “pura confusione, sarcasmo e senza cattive intenzioni”. La cantante, che ha appena pubblicato l’album “Man’s Best Friend”, ha aggiunto una scusa per non aver gestito al meglio l’imprevisto (“avrei potuto gestirla meglio!”) e, soprattutto, ha voluto trasformare l’inciampo in un’occasione di apprendimento pubblico: “Ora so cos’è una zaghrouta! D’ora in poi do il benvenuto a tutti i tipi di grida e yodel”. Una mossa, quella dell’ammissione d’ignoranza seguita dalla correzione di rotta, che ha in parte placato le acque, trasformando un potenziale disastro di immagine in un caso di studio sulla gestione della crisi nell’era dell’ipersensibilità culturale.

Giuliana De Sio: il grido d’aiuto silenzioso di una bambina di 12 anni

Un racconto di ben altra intensità emotiva è arrivato invece dal salotto di “Verissimo”, dove Giuliana De Sio ha deciso di abbassare la maschera. L’attrice, che ha costruito la sua carriera su interpretazioni di donna forte e ironica, ha rivelato un episodio drammatico che l’ha segnata per sempre: il tentato suicidio a soli dodici anni. “A 12 anni – ha spiegato – non ci sono pericoli, sei invulnerabile. Mi ha salvato il fatto di essere arrivata a scuola ed essere stata ricoverata”. La dinamica, raccontata con quella che sembrava una lucidità a posteriori, era quella di un gesto disperato per colmare un vuoto affettivo: “Ho preso delle pillole di mia madre, volevo farmi notare. Era la mia rappresentazione teatrale”. Un’infanzia difficile, sullo sfondo, segnata dall’assenza del padre (che lasciò la famiglia quando lei e la sorella Teresa erano ancora piccole) e dall’alcolismo della madre, una donna che l’attrice ha definito “una delle più infelici che abbia mai conosciuto”. Un contesto di instabilità tale da costringere la giovane Giuliana a fare “lo slalom tra i momenti di lucidità e quelli in cui era fuori di testa”, una sopravvivenza quotidiana che l’ha portata a lasciare la casa familiare appena compiuti i diciotto anni.

L’amore per la solitudine e l’addio alle scene sentimentali

Se l’infanzia è stata un campo minato, l’età adulta di Giuliana De Sio appare oggi come un approdo pacificato, seppur solitario. L’attrice, che pure ha avuto storie sentimentali in passato, ha confessato a Silvia Toffanin di aver detto addio all’amore da molto tempo: “L’ultima storia risale a più di vent’anni fa”. Lontana dall’essere un peso, questa condizione viene descritta dalla De Sio quasi come una conquista, una forma di libertà assoluta che non intende mettere in discussione. “C’è il pericolo – ha scherzato l’attrice – di essere innamorati della singletudine, del tornare a casa e fare quel cavolo che ti pare, senza dover chiedere niente a nessuno”. Una dichiarazione che suona quasi come un contraltare moderno alla sofferenza infantile: se a dodici anni mancava l’attenzione, a sessantanove (compiuti da poche settimane) ciò che manca è il desiderio di condividere lo spazio. “Ho detto addio troppo presto alle scene dell’amore – ha riflettuto – ma se c’è una ragione, forse non l’ho nemmeno registrata nel mio cervello”. Una chiusura, quella al sentimento romantico, che non significa però isolamento: l’attrice ha infatti rivelato di avere accanto a sé una “quasi compagna di vita” nell’amica Susy, un rapporto totalizzante fatto di telefonate quotidiane e confidenze reciproche, oltre alla ritrovata serenità con la sorella Teresa, oggi vicina di casa.

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