Coachella 2026, il vento ferma Anyma e Sabrina Carpenter trasforma il deserto in un set hollywoodiano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il primo giorno del Coachella 2026, quello che si è aperto ieri nel consueto scenario desertico di Indio, in California, ha restituito l’immagine di un festival capace di oscillare tra la fragilità tecnica – basti pensare all’imprevisto che ha sospeso l’attesissimo show di Anyma – e la potenza visionaria di una produzione che, come nel caso di Sabrina Carpenter, sembra uscita direttamente da un backlot di Los Angeles. La giornata di apertura, infatti, ha messo in luce due facce opposte della stessa medaglia: da un lato la cancellazione dell’esibizione del noto artista (motivata, come reso noto dagli organizzatori, da raffiche di vento così intense da rendere pericoloso qualsiasi allestimento scenico), dall’altro la conferma che il palco principale può ancora trasformarsi in una macchina dei sogni, capace di stupire un pubblico eterogeneo.
Sabrina Carpenter e l’incanto di ‘Sabrinawood’
Sabrina Carpenter, chiamata a ricoprire per la prima volta il ruolo di headliner della kermesse, ha risposto con un’operazione estetica tanto ambiziosa quanto riuscita: uno spettacolo interamente intitolato “Sabrinawood”, una dichiarazione d’amore al linguaggio magniloquente del cinema classico hollywoodiano. La cantante ha letteralmente ridisegnato il palco come se fosse un set, alternando momenti di intimità lirica a coreografie corali che richiamavano i grandi numeri dei musical d’epoca. Chiunque abbia avuto la fortuna di assistervi, forse conserva già il ricordo di quelle luci taglienti e di quelle transizioni perfette; per chi non c’era, invece, la raccomandazione è quella di cercare le immagini di questo concerto, perché vale la pena esserne testimoni, anche solo attraverso la registrazione. Non c’era traccia di superficialità nel suo show, ma piuttosto una stratificazione di riferimenti colti che hanno trasformato la sua esibizione in un piccolo saggio di teatralità pop.
Disclosure e l’anima sperimentale dell’Outdoor Theatre
Sull’altro fronte del festival, quello rappresentato dal celebre Outdoor Theatre – da sempre considerato uno dei palchi più importanti di Coachella per la sua capacità di mescolare generi e generazioni – sono tornati i Disclosure. Il duo elettronico inglese, fedele alla propria cifra stilistica fatta di house music articolata e ritmi che strizzano l’occhio alla club culture inglese, ha però scelto di innestare nella propria esibizione elementi marcatamente sperimentali. Ne è uscito un set che, pur rispettando la loro storia musicale, ha saputo parlare a un pubblico ampio come quello di Indio, dove convivono puristi del genere e semplici curiosi. Hanno chiuso la prima serata con un’energia calibrata, alternando bassi pulsanti a improvvisazioni che non hanno mai perso di vista la melodia, una scelta, quest’ultima, che ha premiato la loro capacità di tenere alta l’attenzione senza mai cedere alla banalità del remix fine a sé stesso.
Star, avvistamenti e la macchina del gossip
Non poteva mancare, naturalmente, il consueto carosello di celebrità che trasforma Coachella in un osservatorio privilegiato per chi studia le dinamiche della popolarità contemporanea. Già nel primo giorno sono stati numerosi gli avvistamenti di volti noti, quelli che si muovono tra i party esclusivi e i momenti più informali del festival, spesso immortalati mentre indossano outfit studiati nei minimi dettagli. Dopo mesi intensi trascorsi tra red carpet, consegne di premi come i Grammy o gli Oscar, il deserto californiano diventa per queste figure il luogo ideale per un cambio di passo: non più posate cerimonie, ma un’apparente leggerezza fatta di selfie virali e di look destinati a diventare argomento di conversazione per settimane. Con headliner del calibro di Sabrina Carpenter, Justin Bieber e Karol G, d’altronde, non sorprende che il festival si confermi una calamita per le star, un palcoscenico parallelo dove la musica è solo una delle trame possibili.
L’annullamento di Anyma e la logistica del primo weekend
L’episodio che ha però segnato maggiormente la cronaca del Day 1 è stato l’annullamento dello show di Anyma, previsto in uno degli slot più attesi della serata. Le condizioni meteorologiche avverse – nello specifico, vento tale da compromettere la sicurezza delle strutture e degli stessi artisti – hanno costretto la produzione a un passo indietro, senza possibilità di ripensamenti last minute. Una decisione presa in nome della prudenza, che ha lasciato molti spettatori con l’amaro in bocca ma che testimonia, semmai ce ne fosse bisogno, quanto sia complessa la gestione logistica di un evento che si svolge all’aperto, in un ecosistema naturale imprevedibile. L’edizione 2026 del festival, va ricordato, si articola nell’arco di due weekend: il primo, dopo l’antipasto di ieri, entrerà nel vivo oggi per concludersi domani; il secondo è invece in programma il 17, 18 e 19 aprile. Un calendario che, inevitabilmente, moltiplicherà le occasioni di vedere (o rivedere) alcuni degli spettacoli andati in scena, senza però restituire interamente quella magia irripetibile della prima serata.




