Il cefo di nvidia risponde alle polemiche su dlss 5: “noi abbiamo creato la tecnologia, non l’arte”
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Giocando a Crimson Desert – e incrociando i dati emersi dal confronto diretto tra un pc equipaggiato con una rtx 5080 e un sistema basato sul nuovo m5 max – si è avuta la conferma di un’evidenza che, per quanto prevedibile, assume contorni sempre più netti: il divario prestazionale tra le soluzioni tradizionali più avanzate e ciò che l’intelligenza artificiale può estrarre dall’hardware si sta riducendo a una velocità tale da rimodellare le gerarchie del settore. Le schede rtx restano, ad oggi e con buona probabilità anche nei prossimi anni, la scelta più solida per chi vuole giocare, ma ci si avvicina inesorabilmente a un punto in cui la potenza di calcolo bruta – specie se orchestrata da algoritmi sempre più invasivi – comincerà a democratizzare l’esperienza, appiattendo le differenze che un tempo costituivano il confine invalicabile tra chi poteva permettersi il top di gamma e chi no. È in questo contesto, dove l’hardware da solo non basta più a giustificare il salto qualitativo, che dlss 5 diventa una tecnologia chiave: un’arma proprietaria grazie alla quale nvidia, e solo nvidia, potrà offrire quel “qualcosa in più” in grado di giustificare l’acquisto di una sua gpu.
Il nuovo modello di rendering divide gli sviluppatori
L’annuncio, arrivato durante la Gtc 2026, ha alzato un polverone che ha costretto il ceo Jensen Huang a intervenire direttamente per chiarire il funzionamento di questa quinta iterazione della tecnologia. “Noi abbiamo creato la tecnologia, non l’arte”, ha dichiarato, nel tentativo di spegnere le critiche di chi vede in questo nuovo approccio una deriva potenzialmente pericolosa per l’autorialità nel medium. Dal canto suo, l’azienda – che definisce dlss 5 “il progresso più significativo nella grafica computerizzata dal debutto del ray tracing in tempo reale nel 2018” – si trova ora a dover gestire un’accoglienza ambivalente: se da un lato c’è chi esalta la portata innovativa, dall’altro non mancano gli utenti che lo definiscono “inquietante”, quasi fosse un passo oltre la soglia di ciò che si è disposti ad accettare in termini di sintesi algoritmica dell’immagine.
Daniel Vávra: “Non credo che gli hater fermeranno dlss 5”
A gettare benzina sul fuoco, o quantomeno a legittimare le ambizioni di nvidia, ci ha pensato Daniel Vávra, director di Kingdom Come: Deliverance 2 e figura nota per le sue posizioni spesso controverse nel dibattito videoludico. Vávra, che non ha mai nascosto un certo pragmatismo nei confronti delle tecnologie emergenti, ha spiegato come in futuro gli sviluppatori potrebbero arrivare ad addestrare questa intelligenza artificiale per adattarla a specifici stili artistici, modellandola sui volti dei personaggi o utilizzandola al posto di tecniche particolarmente esose in termini di risorse, come il ray tracing. La sua convinzione, espressa con la consueta schiettezza, è che nessuna opposizione di principio riuscirà a fermare una tecnologia che, agli occhi di molti studi, si presenta come un’evoluzione inevitabile.
Dalla pulizia dei pixel alla creazione della geometria
La vera svolta introdotta da dlss 5 risiede in un cambio di paradigma: l’intervento dell’intelligenza artificiale non si limita più alla semplice pulizia dell’immagine o all’upscaling in post-produzione, come avveniva nelle versioni precedenti, ma si sposta a monte, agendo su modelli e texture in tempo reale. Laddove dlss 2 e 3 lavoravano sui pixel per aumentare risoluzione e fluidità, questa nuova iterazione va oltre, sostituendo gli asset originali con versioni generate dall’ia al volo. È una differenza sostanziale, che trasforma il ruolo dell’algoritmo da correttore a vero e proprio co-autore della scena renderizzata. In un panorama in cui il gap prestazionale tra hardware consumer e soluzioni professionali continua a ridursi, e in cui il m5 max ha dimostrato di poter competere fianco a fianco con una rtx 5080, l’esclusività di questo genere di rendering potrebbe rivelarsi la vera linea di demarcazione per i prossimi anni.




