Savoia Calcio costretto a pagare il pizzo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell'agosto del 2022, il direttore sportivo del Savoia Calcio, squadra militante in Serie D, fu convocato a casa di Felice Savino, noto come "Peracotta", elemento di spicco del clan Gionta, all'epoca ai domiciliari. Accompagnato da Ciro Scognamiglio, un altro membro del clan, Savino impose alla dirigenza del Savoia Calcio il pagamento di 3mila euro per poter continuare a giocare. Questo episodio è solo uno dei tanti che evidenziano la pressione estorsiva esercitata dal clan Gionta sulla squadra di Torre Annunziata, comune in provincia di Napoli, dove la criminalità organizzata ha da tempo messo radici profonde.

Emanuele Filiberto di Savoia, attuale presidente del club, ha recentemente dichiarato di aver salvato la squadra dalla camorra, sottolineando il ruolo cruciale che ha avuto nel rilevare il club e nel proteggerlo dalle infiltrazioni criminali. Durante una visita a Torre Annunziata, in occasione della festa della Madonna della Neve, Filiberto ha incontrato numerosi giovani, consapevole che molti di loro sono figli e nipoti di boss locali. La sua presenza e il suo impegno rappresentano un tentativo di riscatto per una squadra che, per decenni, ha subito una forte pressione estorsiva da parte del clan Gionta.

L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all'arresto di cinque persone, tra cui una donna, accusate a vario titolo di estorsione e usura. Le indagini hanno rivelato che il Savoia Calcio avrebbe dovuto versare almeno 30mila euro per continuare l'attività sportiva. Questo caso mette in luce non solo la pervasività della criminalità organizzata nel mondo dello sport, ma anche la determinazione delle autorità nel combattere tali fenomeni.

La vicenda del Savoia Calcio è emblematica di come la criminalità organizzata possa influenzare negativamente la vita di una comunità, imponendo il pagamento del pizzo e minacciando la serenità di chi cerca di portare avanti un'attività sportiva.

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