Strade sicure, la Lega insiste per 10mila militari e Crosetto frena: «Non sia solo scelta estetica»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Lega torna all'attacco sull'operazione Strade sicure e chiede di portare a 10mila il numero dei militari impiegati nel presidio di strade, piazze e stazioni. L'obiettivo è contenuto in una risoluzione depositata alla Camera, a prima firma del deputato Eugenio Zoffili, che impegna il governo a rafforzare il dispositivo oggi attivo con circa 6.000 unità. La partita si gioca in commissione Difesa, dove l'ufficio di presidenza è chiamato a calendarizzare il provvedimento dopo mesi di stasi.

I numeri del contingente e il costo dell'operazione

Secondo la ricostruzione fornita dal Carroccio, attualmente sono ancora 61 i capoluoghi di provincia scoperti dal presidio armato delle forze armate. L'ampliamento del contingente, sostiene la Lega, avrebbe una spesa contenuta: 109 milioni di euro all'anno, una cifra che il partito propone di coprire attingendo ai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana.

La richiesta arriva a pochi giorni dall'avvio dell'esame della manovra e riaccende una tensione mai sopita nella maggioranza di centrodestra, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte espresso perplessità sull'uso dei militari per compiti di ordine pubblico.

La posizione del ministro Crosetto e il nodo dei poteri

La linea del titolare della Difesa è nota da mesi e ruota attorno a un principio: le forze armate non sono forze di polizia. «Si vogliono mettere in campo subito i militari? Basta che non sia per motivi solo estetici, per far vedere qualche mimetica per strada», ha dichiarato Crosetto, aggiungendo che se si vogliono rendere operative le unità nelle zone a rischio occorre «renderlo legalmente possibile». Il riferimento è al quadro normativo che regola l'operazione dal 2008, quando il decreto-legge n. 92 convertito nella legge n.

123 autorizzò l'impiego delle forze armate in concorso alle forze di polizia. I militari impiegati in Strade sicure assumono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, con poteri limitati all'identificazione e all'immediata perquisizione sul posto di persone e mezzi, con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria come l'arresto o il fermo.

La partita in commissione e le prospettive di mediazione

La risoluzione leghista era stata illustrata in commissione Difesa lo scorso 21 gennaio e discussa in una sola altra seduta il 29 aprile, prima di un rinvio a data da destinarsi. La calendarizzazione attesa per martedì prossimo potrebbe segnare una svolta, ma non è escluso che si lavori a una soluzione di compromesso. Sul tavolo resta anche il progetto di reintroduzione dei Carabinieri ausiliari, figura scomparsa con la fine della leva obbligatoria nel 2005, che il governo vorrebbe utilizzare per sostituire progressivamente il contingente militare.

La premier Giorgia Meloni, secondo quanto filtra da fonti parlamentari, avrebbe aperto alla richiesta dell'alleato ma chiesto di non trasformare la sicurezza in un nuovo caso politico interno alla coalizione.

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