La fregata russa spara colpi di avvertimento contro lo yacht britannico: il racconto della coppia
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Redazione Esteri
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«Non abbiamo fatto nulla di sbagliato, eppure i russi hanno sparato. È stata un'esperienza surreale». Con queste parole, rilasciate ai media britannici, Jane Kelvey ha rievocato i momenti di tensione vissuti a bordo del proprio yacht, il Bright Future, quando una fregata della Marina russa ha aperto il fuoco nelle acque del Canale della Manica. L'episodio, che ha immediatamente assunto una rilevanza internazionale, si è verificato intorno alle 11.
40 di martedì 16 giugno, quando la nave da guerra Admiral Grigorovich ha esploso colpi di avvertimento all'indirizzo dell'imbarcazione privata sulla quale la donna si trovava insieme al marito Alan. I due pensionati britannici, provenienti dal porto di Lymington e diretti verso la cittadina francese di Cherbourg, hanno raccontato in dettaglio la dinamica dell'accaduto, offrendo una versione dei fatti che contrasta nettamente con quella fornita dal Ministero della Difesa russo.
La dinamica dell'incontro e il mancato contatto
Secondo la ricostruzione di Jane Kelvey, lo yacht Bright Future, un'imbarcazione di 12 metri, si trovava a circa 23 miglia nautiche al largo della costa dell'Isola di Wight, in acque internazionali, quando ha incrociato la rotta con la fregata russa. La donna ha spiegato che la nave militare, inizialmente non rilevata dal sistema AIS, ha emesso cinque segnali con la sirena antinebbia, un avviso che, nel codice della navigazione, equivale alla domanda «Ci avete visti?».
Per dimostrare di aver compreso il richiamo e di non costituire un pericolo, la coppia ha dichiarato di aver virato immediatamente di due gradi a sinistra, modificando deliberatamente la propria traiettoria. Tuttavia, a distanza di circa un minuto, dalla fregata sono partiti altri cinque segnali acustici, immediatamente seguiti dall'esplosione di quattro o cinque colpi d'arma da fuoco.
I Kelvey hanno sottolineato con forza come gli spari non fossero diretti contro lo scafo, bensì fossero da loro interpretati come colpi di avvertimento sparati in aria, sebbene abbiano giudicato l'azione «del tutto inutile» e non necessaria, dato che avevano già provveduto a modificare la rotta. Un aspetto centrale del loro racconto, che ha alimentato il contenzioso diplomatico, riguarda l'assenza di qualsivoglia tentativo di contatto via radio da parte dell'equipaggio russo, un dettaglio che i coniugi Kelvey hanno ribadito con fermezza, smentendo le dichiarazioni ufficiali di Mosca.
La versione russa e la replica britannica
La posizione del Ministero della Difesa russo si basa su un presupposto diametralmente opposto, sostenendo che lo yacht Bright Future si trovasse su una «rotta di avvicinamento pericolosa» nei confronti della fregata Admiral Grigorovich. Mosca ha dichiarato che l'equipaggio della nave da guerra ha esaurito tutti i tentativi di avvertimento prima di ricorrere alle armi leggere, menzionando sia chiamate radio che il lancio di razzi di segnalazione, che sarebbero rimasti senza risposta da parte dei due naviganti britannici. Fonti britanniche, tuttavia, hanno gettato ulteriore luce sulla situazione, rivelando che la fregata russa in quel momento procedeva alla deriva con i motori spenti e con una capacità di manovra quindi estremamente ridotta, il che avrebbe accresciuto la percezione di pericolo di collisione da parte del comandante dell'unità navale.
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha commentato l'incidente definendolo «sconsiderato» e profondamente preoccupante, aggiungendo che, secondo la valutazione del Ministero della Difesa di Londra, l'atto non aveva connotazioni ostili ma rappresentava pur sempre un comportamento temerario, che «non avrebbe dovuto verificarsi».
Il contesto geopolitico e le implicazioni nella Manica
L'incidente si inserisce in un quadro di crescente tensione nelle acque del Canale della Manica, dove la presenza di navi da guerra russe, sebbene in acque internazionali, è costantemente monitorata dalla Royal Navy. In particolare, la fregata Admiral Grigorovich opera ormai da diversi mesi nelle vicinanze delle acque territoriali britanniche, svolgendo, secondo quanto riportato da fonti NATO, compiti di scorta alle cosiddette navi della "flotta ombra" russa, che trasportano petrolio soggetto a sanzioni internazionali. Questo specifico episodio, tuttavia, è stato definito dal Ministero della Difesa britannico come un «caso isolato», slegato dalle operazioni di controllo effettuate appena due giorni prima, quando i Royal Marine Commandos avevano abbordato la petroliera Smyrtos, battente bandiera del Camerun, sempre al largo dell'Isola di Wight.
La coincidenza temporale e geografica dei due eventi ha inevitabilmente alimentato speculazioni, ma le autorità di Londra hanno scelto di separare nettamente i due fascicoli, classificando quello dello yacht Bright Future come un incidente di navigazione, sebbene dagli esiti potenzialmente gravissimi.
Reazioni e ricostruzioni divergenti
La coppia britannica, che ha proseguito il suo viaggio fino a Cherbourg dove è giunta incolume, ha manifestato il proprio disappunto per le accuse, negando con decisione l'esistenza di un pericolo di collisione imminente e ribadendo la correttezza del loro comportamento in ottemperanza alle norme internazionali per la prevenzione degli abbordi in mare. Il racconto fornito da Jane e Alan Kelvey, che hanno descritto l'accaduto come un'esperienza surreale e spaventosa, ha dipinto il quadro di un'intimidazione ingiustificata in un tratto di mare trafficato da imbarcazioni civili. la discrepanza tra i 150 metri indicati da Mosca e i circa 500 yard (457 metri) menzionati dalla parte britannica sembra riflettere non solo una diversa percezione della distanza, ma anche due opposte interpretazioni della dinamica dell'avvicinamento.
Mentre le indagini proseguono per chiarire l'esatta sequenza degli eventi e il rispetto delle procedure, l'episodio ha evidenziato come, in un contesto di tensioni internazionali, anche un normale atto di navigazione possa trasformarsi in un incidente diplomatico, con il comandante di una fregata che ha scelto di utilizzare le armi per imporre la propria traiettoria in mare.




