Italo Bocchino zittisce tutti a Otto e mezzo: "Se succede, Meloni ha vinto"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La trasmissione Otto e mezzo, condotta da Lilli Gruber su La7, si è trasformata in un’arena di confronto acceso durante la discussione sulla cosiddetta “guerra dei dazi” tra Stati Uniti ed Europa. Italo Bocchino, intervenuto con tono deciso, ha lasciato poco spazio ai dubbi: «Se succede, Meloni ha vinto», ha affermato, riferendosi alla possibilità che le tensioni commerciali possano rafforzare la posizione della premier italiana Giorgia Meloni sul piano internazionale. Una dichiarazione che ha fatto discutere, soprattutto per il suo carattere perentorio, in un contesto già carico di incertezze.

La discussione è partita da una domanda della stessa Gruber, che ha chiesto se le recenti minacce di dazi da parte dell’ex presidente americano Donald Trump rappresentassero «l’inizio dell’era del bullismo». Massimo Cacciari, presente in studio, ha risposto con una freddezza che ha lasciato il segno: «Magari fosse bullismo», ha commentato scuotendo il capo, per poi aggiungere che Trump potrebbe contare su una risposta divisa e contraddittoria da parte dei Paesi europei, molti dei quali potrebbero essere colpiti dalle nuove misure protezionistiche.

Intanto, negli Stati Uniti, il Servizio Postale (USPS) ha annunciato di aver ripreso ad accettare pacchi e posta in arrivo dalla Cina e da Hong Kong, dopo una sospensione temporanea. La decisione era stata presa in seguito all’introduzione di un’ulteriore tariffa del 10% sulle merci cinesi, che aveva portato alla revoca di un’eccezione doganale per i colli di valore inferiore a 800 dollari. Questa misura, nota come “de minimis”, era stata particolarmente sfruttata da piattaforme di e-commerce come Temu e Shein, che ora si trovano costrette a rivedere le proprie strategie di consegna.

La mossa di Trump, che aveva inizialmente bloccato le consegne di pacchi e-commerce dalla Cina, sembra rientrare in una strategia più ampia di pressione negoziale. Un modus operandi che il tycoon aveva già sperimentato durante la sua prima amministrazione, quando aveva minacciato dazi su Canada, Messico e Cina, per poi ritrattare e portare gli avversari al tavolo delle trattative. La domanda che molti si pongono è se l’Europa, con la sua economia fragile, sarà in grado di resistere a questa nuova sfida commerciale.

I dati macroeconomici recenti, relativi all’attività economica di gennaio, dipingono un quadro in chiaroscuro. Da un lato, l’inflazione sembra sotto controllo, ma dall’altro la crescita appare incerta, con alcune economie europee che mostrano segni di debolezza. La Banca Centrale Europea (BCE), che tiene conto di questi indicatori nelle sue decisioni di politica monetaria, si trova a dover bilanciare la necessità di sostenere la ripresa con quella di evitare surriscaldamenti finanziari.

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