Meloni riferisca, “l’accordo dura finché lo vuole l’Italia”: Edi Rama zittisce le opposizioni sul patto Italia-Albania

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesimo “abbaglio” della sinistra italiana, che pure in materia di migranti ha collezionato più di un equivoco negli ultimi anni, si è consumato ieri sulle dichiarzioni del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha. Questi, in un’intervista esclusiva rilasciata a Euractiv, aveva osservato – in un passaggio che le opposizioni hanno subito isolato dal contesto – che l’accordo bilaterale “ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo. In secondo luogo, non ci sarà alcun rinnovo perché saremo membri dell’Unione Europea”. Parole che, nella capitale, hanno innescato una reazione a catena: dalle opposizioni è partita una richiesta formale affinché la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, riferisca in Parlamento sullo stato del protocollo. Ma il premier albanese Edi Rama, con la consueta nettezza, ha spento ogni polemica: l’intesa, ha chiarito, “dura finché lo vuole l’Italia”.

La strumentalizzazione delle sinistre e il chiarimento di Maullu

Stefano Maullu, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha definito le critiche dell’opposizione “pretestuose e strumentalizzate”. Il politico, intercettato dai cronisti a Montecitorio, ha ricostruito puntualmente il senso delle dichiarazioni di Hoxha: il ministro di Tirana non ha mai affermato che l’accordo non sarà rinnovato, ma ha semplicemente ricordato una scadenza tecnica (il 2030, anno dell’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea) oltre la quale il rapporto tra i due Paesi cambierebbe di natura. Una volta entrata nell’Ue, l’Albania non avrebbe più bisogno di un “protocollo extra-Ue” con l’Italia; i due Stati diventerebbero partner comunitari, e l’intesa verrebbe assorbita – o rinegoziata – all’interno del quadro normativo europeo. “Nulla di più che una banale precisazione cronologica”, ha tagliato corto Maullu, accusando le sinistre di aver montato una polemica su un fraintendimento volutamente alimentato.

L’incontro Piantedosi-Lamallari e la nota del Viminale

Proprio mentre a Roma esplodeva la bagarre politica, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si trovava a Tirana per un faccia a faccia con l’omologo albanese Besfort Lamallari. Dal colloquio, secondo quanto reso noto dal Viminale, è emersa “un’ottima collaborazione tra i due Paesi sui vari temi della cooperazione di Polizia e del contrasto all’immigrazione irregolare”. I due ministri si sarebbero confrontati, in particolare, sugli sviluppi futuri del Protocollo Italia-Albania, anche in vista dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti europei in materia di migrazione e asilo. La nota del ministero sottolinea come entrambe le parti condividano “l’opportunità di proseguire sulla cooperazione avviata”, definita “un modello innovativo apprezzato dai principali Paesi europei” e “un elemento caratterizzante dell’amicizia tra i due Stati”.

La retromarcia di Tirana dopo un mattino di tensioni

La giornata, però, non è stata priva di fibrillazioni. Nelle prime ore, fonti vicine alla presidenza albanese avevano lasciato intendere – con dichiarazioni non ufficiali – che l’ipotesi del mancato rinnovo dell’accordo fosse concreta. Un’indicazione che aveva subito alimentato l’attacco delle opposizioni italiane, con le minoranze parlamentari che hanno chiesto a gran voce un’informatura urgente di Meloni. Poi, nel pomeriggio, la marcia indietro di Tirana: attraverso canali ufficiali, il governo albanese ha precisato che nessuna disdetta è all’ordine del giorno e che le parole del ministro Hoxha andavano lette nell’ottica di una proiezione europea del Paese. Una retromarcia che ha lasciato l’opposizione italiana con il cerino in mano, dopo aver già incassato la replica secca di Rama. La premier, che alla kermesse di Atreju nel dicembre 2024 aveva scandito in sillabe che i centri “fun-zio-ne-ran-no”, per ora non ha commentato direttamente le ultime schermaglie.

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