Alexey Navalny: un viaggio nel gelido inferno siberiano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'oppositore russo Alexey Navalny è riemerso dalla sua odissea nell’Arcipelago Gulag, in una delle sue isole più ghiacciate e remote, dove il Cremlino l’ha spedito a scontare la nuova pena di 19 anni in “regime speciale”. Dopo venti giorni di sparizione, in cui molti suoi seguaci avevano temuto il peggio, Navalny è stato trovato dagli avvocati nella sua nuova prigione.

Vorkuta: una città di fantasmi

Vorkuta non è solo una città della Russia che sorge poco a Nord del circolo polare artico, nota perché è situata nel punto più orientale d’Europa. Questa città evoca fantasmi ben più sinistri e gelidi. Gli inverni non sembrano mai finire, a Vorkuta; ma questo nome evoca fantasmi ben più sinistri e gelidi.

Un salto nel tempo

Per comprendere appieno la situazione, si deve fare un salto nel tempo, agli anni Trenta del secolo scorso. La ricetta di Putin per Navalny sembra essere un ritorno a quei tempi bui.

Il gulag al Polo Nord

I chilometri da Mosca sono 2mila, le temperature medie invernali tra i -15 e i -26 con punte di -40, il nuovo penitenziario in cui è ospitato, in sigla IK-3, attivo dal 1961 nello stesso luogo in cui sorgeva una lager staliniano, è considerato tra più duri centri di detenzione russi. Eppure l’umore di Alexey Navalny sembra ironico e beffardo come sempre. Attraverso uno dei suoi legali ha fatto distribuire sui suoi social il suo racconto dopo il trasferimento dalla prigione in cui era detenuto fino a tre settimane fa e la ricomparsa oltre il circolo polare artico.

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