Ergastolo chiesto per Sohaib Teima, l'ex fidanzato di Auriane Laisne uccisa nella chiesetta di La Salle

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il pubblico ministero Manlio D'Ambrosi ha formalmente richiesto la condanna all'ergastolo per Sohaib Teima, il ventiquattrenne originario di Fermo che si trova alla sbarra davanti alla Corte d'Assise di Aosta con l'accusa di aver ucciso la sua ex fidanzata, Auriane Laisne. La giovane, una ventiduenne francese, era stata trovata senza vita il 5 aprile del 2024 all'interno dei ruderi della chiesetta di Equilivaz, una località che si trova sopra La Salle, in Valle d'Aosta. La requisitoria del rappresentante dell'accusa, che ha gettato luce sugli esiti delle indagini e sulle risultanze del dibattimento, è durata circa due ore, al termine delle quali il magistrato ha illustrato le proprie conclusioni, non lasciando spazio a dubbi interpretativi sulla dinamica e sulla responsabilità dell'imputato.

Secondo la ricostruzione fornita dalla procura, e ribadita in aula dal pm D'Ambrosi, la morte della ragazza non è stata né casuale né improvvisa, ma rappresenta l'epilogo di un disegno criminoso chiaro e, per certi versi, agghiacciante. La sera del delitto, che le indagini collocano nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2024, Auriane sarebbe stata prima stordita: le sarebbe stata somministrata una quantità elevatissima di un tranquillante, una dose sproporzionata che l'ha resa incapace di opporre una resistenza efficace. Lo si deduce anche dalle lievi ferite trovate sulle sue mani, segno di un tentativo, seppure vano, di parare i colpi o di allontanare l'aggressore. In quello stato di semi-incoscienza, provocato dall'abnorme quantità di benzodiazepine rinvenuta nel suo sangue, la giovane è stata poi colpita al collo. La morte, come emerso dagli accertamenti autoptici, è sopraggiunta per asfissia, con la vittima che è di fatto soffocata dal proprio sangue, in una condizione di totale impotenza e incoscienza.

Un rapporto segnato da violenza e controllo

Le parole del pubblico ministero, nel corso della requisitoria, hanno dipinto il quadro di una relazione malata e tossica, un rapporto all'interno del quale Auriane viveva in uno stato di profonda soggezione psicologica. La ragazza, ha ricordato l'accusa, era stata sottoposta per lungo tempo a maltrattamenti, umiliazioni e a un controllo ossessivo da parte di Teima, una vera e propria vessazione continua che lei stessa aveva tentato di far cessare rivolgendosi alle autorità. Quando si trovava in Francia, infatti, Auriane aveva denunciato l'ex fidanzato per ben quattro volte, episodi di violenza per i quali l'uomo era già stato processato e condannato oltre confine. Nonostante questi precedenti e le misure cautelari che ne erano derivate, lui riuscì comunque a raggiungerla e a condurla con sé in Italia, fino a quel remoto angolo di Valle d'Aosta.

Le indagini e il ruolo della madre dell'imputato

La richiesta di ergastolo si fonda su un impianto probatorio che gli inquirenti, coordinati dal pm D'Ambrosi e supportati dai carabinieri, ritengono solido e privo di crepe. Un elemento cruciale è rappresentato dalle tracce digitali: le celle telefoniche hanno inequivocabilmente posizionato il cellulare di Sohaib Teima nella zona di Equilivaz proprio nella notte in cui si presume sia avvenuto l'omicidio, smentendo qualsiasi ipotesi di un suo spostamento alternativo. Durante il dibattimento, inoltre, è emerso un dettaglio ulteriore che ha aggravato la posizione dell'imputato e dei suoi familiari. Secondo quanto affermato dall'accusa, la madre del giovane avrebbe reso dichiarazioni false alla Corte, nel tentativo evidente di fornire un alibi al figlio e di depistare le indagini. Una menzogna, questa, che il magistrato non ha esitato a definire tale, sottolineando come la donna abbia mentito spudoratamente pur di tutelare il ragazzo. Il processo, giunto ormai verso la sua conclusione, è stato aggiornato al 25 marzo, data in cui sarà la difesa a prendere la parola per le proprie controdeduzioni, prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio per emettere la sentenza, attesa per l'8 aprile.

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