Re Carlo stringe il cerchio attorno ad Andrea tra nuove indagini e l’ombra del Lolita Express

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La monarchia britannica affronta quella che gli storici di corte già definiscono come la sua crisi più profonda dai tempi dell’abdicazione di Edoardo VIII, e il fulcro di questa tempesta è ancora una volta Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe e fratello del sovrano il cui coinvolgimento con il finanziere Jeffrey Epstein continua a produrre strascichi giudiziari e istituzionali. L’arresto avvenuto nella tenuta di Sandringham, dove Carlo III gli aveva concesso riparo dopo averlo privato dei titoli e della residenza di Royal Lodge, rappresenta un punto di svolta nelle indagini che Scotland Yard sta conducendo non più solo sulle frequentazioni moralmente riprovevoli del secondogenito di Elisabetta, ma su veri e propri illeciti funzionali -2-7. Gli inquirenti, come confermato dalla polizia della Thames Valley, stanno setacciando i tabulati di volo del cosiddetto Lolita Express, il jet privato di Epstein, e hanno intensificato gli interrogatori di chiunque abbia incrociato la propria carriera con quella di Andrea: dagli agenti della scorta ai segretari particolari, tutti sono chiamati a riferire su quanto potessero sapere -7.

La macchina del fango e i voli sospetti su Londra

Le verifiche degli investigatori si concentrano in particolare su una novantina di voli effettuati dal jet del finanziere americano che avrebbero toccato il suolo britannico, e sulla mole di documenti desecretati negli Stati Uniti che dipingono un quadro inquietante dei rapporti tra l’ex duca di York e il mondo di Epstein. Non si tratta più, a quanto pare, solo delle accuse di natura sessuale – che pure avevano portato Andrea a un accordo extragiudiziale multimilionario con Virginia Giuffre, una delle vittime del trafficante scomparso nel 2019 – ma di presunte violazioni dei doveri d’ufficio commesse quando egli ricopriva l’incarico di inviato speciale del governo per il commercio estero e gli investimenti. Le carte giudiziarie statunitensi avrebbero rivelato che l’ex principe avrebbe inoltrato a Epstein comunicazioni riservate relative a missioni ufficiali in Asia, inclusi documenti sensibili su opportunità di investimento in Afghanistan, un comportamento che, se provato, configurerebbe il reato di abuso d’ufficio per il quale è stato formalmente interrogato.

La strategia del sovrano e la resa dei conti a palazzo

Di fronte a questo scenario, l’azione intrapresa nei mesi scorsi da Carlo III appare agli occhi dei commentatori come una mossa necessaria e al tempo stesso tardiva, quasi un tentativo disperato di mettere una pezza prima che lo strappo si allarghi a dismisura. Il sovrano, che pure non ha mai avuto un rapporto idilliaco con il fratello minore, si era mosso con una determinazione sconosciuta alla defunta madre, la regina Elisabetta, da sempre incline a proteggere Andrea: prima il taglio dell’appannaggio reale, poi la revoca formale del Titolo di principe e dell’appellativo di Altezza Reale, sancita dalle lettere patenti pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, e infine lo sfratto dalla lussuosa Royal Lodge di Windsor, con il trasferimento in un alloggio più modesto a Sandringham pagato direttamente dalle casse del re. Una serie di misure che avevano lo scopo dichiarato di trasformare il principe in un comune cittadino, Andrew Mountbatten-Windsor, e di allontanare fisicamente e simbolicamente la Corona da una figura ormai tossica per l’opinione pubblica britannica.

L’interrogatorio e la perquisizione nelle residenze reali

L’operazione di polizia che ha portato all’arresto di Andrea, avvenuta nella residenza di Wood Farm all’interno della tenuta di Sandringham, è stata condotta senza alcuna comunicazione preventiva a Buckingham Palace, se non il dovuto avviso al ministero degli Interni trenta minuti prima del fermo, a testimonianza di come la magistratura intenda procedere senza riguardi per i protocolli reali. L’ex principe, che ha trascorso dodici ore in interrogatorio prima di essere rilasciato, rimane formalmente indagato mentre le perquisizioni proseguono sia nella sua vecchia dimora di Royal Lodge, nel Berkshire, sia nella stessa Sandringham, con gli investigatori alla ricerca di ulteriori elementi che possano confermare il sospetto che Andrea abbia messo il suo ruolo pubblico al servizio di interessi privati e di amicizie pericolose. Le sue figlie, le principesse Beatrice ed Eugenie, mantengono i loro titoli, ma il cerchio attorno al padre si stringe in un’atmosfera che ricorda quella di un romanzo di John le Carré, dove antichi segreti e lealtà familiari si infrangono contro la realtà di un’inchiesta che potrebbe riscrivere le pagine finali della dinastia Windsor.

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