Il Cremlino annuncia l'arresto a Dubai dell'attentatore del generale Alekseyev, accusando Kiev. Nel frattempo, i raid russi colpiscono Odessa e Kiev.
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra in Ucraina, ormai prossima a entrare nel suo quinto anno, continua a mietere vittime tra i civili con attacchi notturni su più fronti, Mosca dichiara di aver compiuto un passo significativo nelle indagini su un caso di alto profilo. L'Fsb, il servizio di sicurezza federale russo, ha infatti annunciato l'arresto a Dubai, e la successiva estradizione, di un uomo sospettato di essere l'esecutore materiale dell'attentato al generale Vladimir Alekseyev, una figura di primo piano nel panorama della sicurezza russa. Secondo quanto riferito dalle autorità investigative di Mosca, il fermato, un sessantenne di cittadinanza russa, avrebbe agito su mandato dei servizi segreti ucraini, mentre un suo presunto complice sarebbe stato catturato nella capitale russa e un altro sarebbe invece riuscito a riparare in Ucraina.
La replica ucraina e il quadro degli scontri militari
Da parte sua, il governo di Kiev, che in passato aveva rigettato le accuse sulla vicenda Alekseyev definendola una faida interna ai servizi russi, ha rinnovato le proprie smentite, respingendo con forza qualsiasi coinvolgimento. Le dichiarazioni, che si incrociano in un clima diplomatico già teso, giungono sullo sfondo di una nuova ondata di violenza sul territorio ucraino. A Odessa, un attacco condotto con droni Shahed di fabbricazione iraniana ha causato almeno una vittima e danni a diverse abitazioni, come confermato dal capo dell’amministrazione militare locale, il quale ha sottolineato l’intervento dei servizi di emergenza sul posto. Parallelamente, la capitale Kiev è stata nuovamente oggetto di un raid notturno, con droni che hanno colpito diversi quartieri, provocando almeno un ferito e danni a infrastrutture civili, tra cui edifici residenziali e veicoli.
Le reazioni internazionali e l'asse Mosca-Washington
In questo quadro, non mancano le dichiarazioni a livello internazionale che alimentano ulteriormente la complessità dello scenario. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha infatti replicato all’ultimatum lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha imposto a Mosca e Kiev di trovare una soluzione al conflitto entro pochi mesi. Lavrov, rilanciando accuse già sentite, ha attaccato duramente Washington, arrivando ad affermare che “Trump ha tradito Putin”, in un'escalation verbale che sembra riflettere le profonde tensioni e le difficoltà di qualsiasi percorso negoziale a breve termine. Un episodio, quest'ultimo, che si inserisce in una dialettica ormai consolidata, dove le accuse reciproche diventano moneta corrente nel confronto-scontro tra le potenze.
Il costo umano del conflitto che non si placa
A fare da tragico contraltare alle dichiarazioni politiche e alle notizie di arresti, restano gli aggiornamenti dal fronte, che continuano a dipingere un quadro di sofferenza diffusa. Oltre ai già citati episodi di Odessa e della capitale, altre aree del paese sono teatro di bombardamenti che non risparmiano la popolazione. Le cronache locali riportano, tra gli altri, episodi particolarmente gravi come quello di Kharkiv, dove un attacco ha causato la morte di una madre e di suo figlio di soli dieci anni. Questi fatti, narrati con il dovuto rispetto per le vittime e senza scendere in dettagli superflui, sottolineano la cruda realtà di una guerra che, giorno dopo giorno, continua a logorare il paese, mentre le inchieste giudiziarie e le accuse tra i servizi segreti procedono su un binario parallelo e distinto.




