Putin a nuovi ambasciatori: «Pace in Ucraina solo con garanzie per sicurezza russa»
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Redazione Esteri
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Nel ricevere, al Cremlino, le credenziali di una trentina di nuovi ambasciatori, tra cui quelli di Francia, Italia e Stati Uniti, Vladimir Putin ha rivolto un messaggio, che alcuni hanno definito una road map non ufficiale, indirizzato in particolare alle capitali occidentali. Il presidente russo ha infatti dichiarato che Mosca è aperta a un accordo di pace, il quale – ed è questo il punto cardine del suo discorso – non può prescindere da «garanzie sulla sicurezza» della Russia stessa, garanzie che dovrebbero essere, a suo dire, «solide e durature». Putin, il quale ha parlato di fronte ai diplomatici di numerosi paesi sia alleati che non alleati, ha esortato Kiev a «capire» questa condizione, presentandola come un presupposto fondamentale per qualsiasi negoziato futuro e come un interesse comune volto alla stabilità regionale.
La risposta di Zelensky e l’attesa per Davos
Da parte sua, Volodymyr Zelensky ha replicato alle recenti dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale aveva indicato l’Ucraina come un freno ai negoziati. «L'Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace», ha affermato il leader ucraino nel suo abituale discorso serale, dopo un colloquio telefonico con il segretario generale della Nato. Zelensky, pur ammettendo divergenze su alcune questioni specifiche con Washington, ha però sottolineato la positiva collaborazione in essere e ha annunciato un possibile sviluppo diplomatico imminente: la firma di un accordo sulle garanzie di sicurezza bilaterali con gli Stati Uniti.
Un vertice cruciale in Svizzera
La sede designata per questo passaggio sarebbe il Forum Economico Mondiale di Davos, dove, all'inizio della prossima settimana, una delegazione ucraina si recherà con l’obiettivo di siglare gli accordi. Zelensky, confermando la notizia durante un incontro con il presidente ceco, ha espresso pubblicamente la sua speranza che la firma avvenga, parlando anche di un più ampio “Pacchetto Prosperità”. L’evento, previsto a margine dell’assise internazionale, assumerebbe dunque un significato politico di primo piano, andando oltre i consueti temi economici del forum svizzero.
Gli scenari diplomatici contrapposti
Le due dichiarazioni, sebbene non direttamente in risposta l’una all’altra, delimitano con chiarezza i fronti su cui si gioca la partita diplomatica. Da un lato, la posizione russa lega qualsiasi prospettiva di cessazione delle ostilità a una rinegoziazione dell’architettura di sicurezza europea che tenga conto delle sue rivendicazioni. Dall’altro, l’Ucraina procede nel cercare consolidamenti formali del sostegno militare e politico dei suoi partner, guardando in particolare a Washington, il cui ruolo, con Trump di nuovo alla Casa Bianca, rimane oggetto di attenta osservazione. I prossimi giorni a Davos potrebbero offrire un primo, concreto indicatore della direzione che prenderanno i rapporti in questo nuovo contesto.




