Putin chiede garanzie di sicurezza, Zelensky guarda a Davos e risponde a Trump
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Redazione Esteri
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Nel ricevere, al Cremlino, le credenziali dei nuovi ambasciatori di una trentina di paesi – tra i quali figurano Francia, Italia e Stati Uniti, rappresentati dai loro delegati – il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato la posizione di Mosca sul conflitto in Ucraina, affermando che "Kiev deve capire" come la Russia cerchi "una pace duratura per la sicurezza di tutti". Dichiarazioni, queste, che pongono nuovamente l'accento sulla richiesta di garanzie formali per la sicurezza nazionale russa, indicata da Putin come il fondamento imprescindibile per qualsiasi negoziato di pace. Un quadro, del resto, che si mantiene invariato nonostante il mutato scenario internazionale, nel quale si inserisce ora la presidenza di Donald Trump, il quale ha recentemente additato il leader ucraino come il "principale ostacolo" a una soluzione del conflitto.
La replica di Kiev alle dichiarazioni di Trump
Proprio a quelle affermazioni ha replicato, senza citare esplicitamente il nome del presidente americano, Volodymyr Zelensky nel suo consueto discorso video. "L'Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace", ha dichiarato il capo di stato ucraino, sottolineando come la priorità del suo governo resti la difesa degli interessi nazionali. Nel corso del messaggio, Zelensky ha anche fatto riferimento a una conversazione telefonica avuta con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nella quale sono stati affrontati, tra gli altri punti, i temi della difesa aerea e della diplomazia con Washington.
Le attese per il Forum di Davos
In un'altra occasione pubblica, durante un incontro con il presidente ceco Petr Pavel, Zelensky ha espresso la sua speranza di poter siglare, a margine del prossimo World Economic Forum di Davos, un accordo sulle garanzie di sicurezza con gli Stati Uniti. "Spero che a Davos ci sia la firma sulle garanzie di sicurezza Usa", ha affermato, accennando anche al cosiddetto "Pacchetto Prosperità". Pur ammettendo che su alcune questioni le posizioni di Kiev e Washington non coincidano – "questo è comprensibile, sto difendendo gli interessi del nostro Stato" – il presidente ha rimarcato l'esistenza di una collaborazione positiva con l'amministrazione americana, dalla quale ora si attende un passo formale cruciale.
Lo stallo negoziale e le posizioni inconciliate
Le dichiarazioni dei due leader, se da un lato ribadiscono la formale apertura al dialogo, dall'altro confermano la distanza abissale che separa le condizioni poste dalle parti in causa. Mentre la Russia insiste su garanzie di sicurezza che, nella pratica, implicherebbero limitazioni alla sovranità e alle alleanze di Kiev, l'Ucraina punta a consolidare proprio quelle intese difensive con i partner occidentali che Mosca ritiene inaccettabili. Un paradosso, questo, che rende ogni prospettiva di trattativa sostanziale al momento remota, mentre la guerra prosegue sul terreno. La prossima occasione di confronto diplomatico di alto livello sarà osservata a Davos, sebbene gli elementi sul tavolo non lascino intravedere, al momento, alcuna svolta imminente.




