Intelligenza artificiale, Mattarella avverte sui rischi per la centralità dell'uomo
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Redazione Interno
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«Le nuove tecnologie dischiudono possibilità inusitate, ma rischiano anche di mettere a repentaglio la centralità dell'essere umano, allargando disparità sociali ed economiche già in essere». Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato al messaggio di auguri inviato a Papa Leone XIV per il suo compleanno la propria preoccupazione per una corsa all'intelligenza artificiale che procede senza una adeguata riflessione sui suoi effetti.
Nel testo, il capo dello Stato descrive il contesto attuale come un «frangente storico complesso e inquieto», segnato dal ritorno della minaccia e dell'uso della forza e da crescenti iniquità. A ciò si aggiunge il timore che le nuove tecnologie, per quanto portatrici di opportunità inedite, finiscano per erodere quel principio di centralità della persona che Mattarella ha indicato come bussola irrinunciabile.
Il riferimento esplicito del presidente è all'enciclica Magnifica humanitas, dedicata da Papa Leone agli interrogativi etici e sociali posti dall'intelligenza artificiale, nella quale si invita ad accettare il limite e la fragilità umani «senza considerarli un errore da correggere».
La bussola morale e le tre linee di faglia
Sul versante politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era già intervenuta sulla questione nel corso del G7 di Évian-les-Bains, il cui testo è stato pubblicato nei giorni scorsi. Meloni ha definito l'intelligenza artificiale «la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia del genere umano», sottolineando che per la prima volta la macchina non si limita ad amplificare la forza fisica o la velocità di calcolo dell'uomo, ma si vede delegata una funzione che finora ne ha definito la specificità: il pensiero.
Da qui la richiesta di una «bussola morale» fondata su un umanesimo tecnologico che ponga l'uomo, i suoi diritti e i suoi bisogni al centro, e la domanda rivolta ai leader mondiali sulla disponibilità a concordare standard globali vincolanti per la tracciabilità dei contenuti generati dall'intelligenza artificiale.
Meloni ha individuato tre linee di faglia su cui misurare l'impatto della nuova tecnologia. La prima riguarda il lavoro: il reskilling, ha osservato, è necessario ma non sufficiente, perché se l'automazione sostituisce su larga scala il lavoro intellettuale e le professioni cognitive, gli Stati perdono le entrate fiscali con cui finanziano la propria capacità di risposta, mentre il valore tende a concentrarsi in un numero ristretto di soggetti.
La seconda linea di faglia è rappresentata dal salto dai semplici bot agli agenti di intelligenza artificiale autonomi, sistemi che pianificano e agiscono senza supervisione umana passo per passo e che sollevano un problema di attribuzione della responsabilità in caso di danno. La terza riguarda la tutela della persona e la difesa della verità dai deepfake e dai profili sintetici, per la quale la premier ha evocato sistemi di filigrana digitale e certificazione degli utenti.
Il quadro europeo e nazionale in rapida evoluzione
Il dibattito politico italiano si inserisce in un quadro normativo che nelle ultime settimane ha conosciuto passaggi significativi. L'Italia è stato il primo Paese dell'Unione europea ad affiancare all'AI Act una normativa nazionale dedicata, la legge 132 del 2025, improntata a un approccio antropocentrico.
Lo scorso giugno il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare due decreti legislativi di adeguamento al regolamento europeo, che definiscono la governance nazionale affidando all'AgID il ruolo di autorità di notifica e all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale quello di autorità di vigilanza del mercato.
I provvedimenti intervengono anche sul fronte del lavoro, stabilendo che le decisioni relative ad assunzioni, sanzioni disciplinari e licenziamenti non possano essere adottate esclusivamente attraverso processi automatizzati, e su quello della giustizia, dove la formazione dei magistrati è chiamata a garantire che l'intelligenza artificiale resti uno strumento di supporto e non un sostituto della funzione decisoria.
L'allarme dei ricercatori e le posizioni dei big tech
Il monito di Mattarella giunge in una fase in cui lo stesso settore tecnologico ha mostrato segnali di cautela. Nei giorni scorsi Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un saggio nel quale invita a rallentare il ritmo di sviluppo delle capacità dei modelli di frontiera, proponendo un piano in tre fasi che prevede valutatori indipendenti all'interno delle aziende, standard di sicurezza condivisi e un coordinamento internazionale.
All'appello hanno aderito Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto le richieste di rallentamento, sostenendo che gli Stati Uniti devono mantenere il primato sulla Cina nella corsa all'intelligenza artificiale.
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