Mattarella avverte: i dazi minacciano l’eccellenza italiana
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha lanciato un monito chiaro e netto durante il 44° Forum della cultura dell’olio e del vino, organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier a Roma. Parlando di protezionismi e dazi, il capo dello Stato ha sottolineato come queste politiche rischino di danneggiare settori chiave dell’economia italiana, tra cui l’agroalimentare, che rappresenta non solo un motore economico, ma anche un simbolo culturale del Paese.
Mattarella ha evidenziato come l’imposizione di barriere commerciali, come quelle proposte dall’amministrazione Trump, possa favorire la diffusione di prodotti contraffatti spacciati per italiani, minacciando la reputazione e il valore delle eccellenze nazionali. “Vino e olio”, ha ricordato il presidente, “sono settori che hanno saputo coniugare qualità e salubrità, aprendo mercati esteri e contribuendo a rappresentare l’Italia nel mondo”. Con un export di olio che sfiora i 3 miliardi di euro e un valore dell’imbottigliato del vino superiore ai 14 miliardi, l’agroalimentare si conferma un pilastro dell’economia italiana, con il 90% delle esportazioni vinicole legate a denominazioni di qualità.
Il presidente ha inoltre respinto con decisione ogni forma di “nostalgia alimentare”, sottolineando come oggi i cibi siano più sicuri e controllati rispetto al passato. Un messaggio che va oltre la semplice difesa del made in Italy, toccando temi come l’innovazione e la sostenibilità, elementi sempre più centrali per competere sui mercati globali.
La posizione di Mattarella si inserisce in un contesto internazionale complesso, dove i venti protezionisti soffiano con forza. La critica ai dazi trumpiani non è isolata: Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha espresso preoccupazioni simili, mentre Matteo Salvini, leader della Lega, ha recentemente dialogato con il vicepresidente americano Mike Pence, in un tentativo di mediazione che ha suscitato non poche polemiche.
Sul fronte politico, il governo Meloni sembra muoversi con cautela, cercando un equilibrio tra Bruxelles e Washington. La premier, reduce da un viaggio a Parigi, ha mostrato una certa sintonia con le posizioni del Colle, pur mantenendo un profilo pragmatico. Intanto, il rischio di un’escalation protezionista rimane alto, con conseguenze potenzialmente gravi per un’Italia che fonda gran parte della sua economia sull’export e sulla qualità delle sue produzioni.




