Sondland avverte l'Europa: "Rispettate l'accordo sui dazi o Trump colpirà più forte"
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Redazione Interno
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Gordon Sondland, già ambasciatore statunitense presso l'Ue durante il primo mandato di Donald Trump, non usa mezzi termini: «Von der Leyen ha ottenuto il massimo possibile, scongiurando una guerra commerciale. Se i Paesi membri continueranno a criticare invece di applicare l'intesa, il presidente reagirà con misure ben più severe». Un monito che arriva mentre l'accordo del 27 luglio – ancora vago su diversi punti e con una validità giuridica discussa – divide l'Europa, dove i governi faticano a nascondere il malcontento.
Al Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dell'Ue, il tono è stato freddo: quel «prendere atto» usato ieri tradisce una disapprovazione che va oltre le formule di circostanza. E se Bruxelles insiste sul fatto che le tariffe rimarranno al 15%, molti temono che Trump, noto per il suo approccio volatile, possa inasprire la posizione americana già nei prossimi mesi. Non a caso, c’è chi accusa von der Leyen di essersi piegata senza ottenere sufficienti garanzie, lasciando l’Europa esposta a ritorsioni.
Tra i settori più nervosi c’è quello farmaceutico, che da solo vale 120 miliardi di export verso gli Usa, di cui oltre 10 miliardi dall’Italia. Le aziende del comparto, dopo aver scrutato invano i dettagli dell’intesa, chiedono conferme: il 15% annunciato sarà davvero l’unica soglia applicabile? O, come avvenuto in passato, nuove categorie potrebbero finire nel mirino? Domande legittime, visto che persino i comunicati ufficiali di Washington e Bruxelles – ieri divergenti – hanno alimentato dubbi invece di chiarirli.




