Roma 2040, l’onda lunga di Milano Cortina spinge la candidatura per le Olimpiadi estive

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il vento che soffia da nord, dalle montagne e dalle piste che hanno ospitato di recente i Giochi invernali, porta con sé un’aria sottile ma carica di ambizioni. L’entusiasmo generato da Milano Cortina 2026, al di là del medagliere e delle coreografie, ha lasciato in eredità al paese un capitale di credibilità internazionale che il mondo dello sport, a vari livelli, non sembra intenzionato a lasciar dissipare. Il ragionamento che prende forma nei corridoi del Coni e in quelli istituzionali, alimentato dai numeri di un successo organizzativo riconosciuto anche oltre i confini nazionali, ruota attorno a un’ipotesi concreta: riportare le Olimpiadi estive in Italia, a sessant’anni di distanza da quel Roma 1960 che rappresenta ancora l’unico precedente. A raccogliere l’eredità morale di questa spinta propulsiva, troviamo personalità che quelle Olimpiadi le hanno vissute sulla propria pelle, come Evelina Christillin, figura di spicco dell’olimpismo italiano, la quale non ha esitato a sottolineare come l’evento del 2006 abbia letteralmente ridisegnato l’identità di Torino, città che all’epoca, all’estero, veniva spesso “associata alla Juventus e alla Fiat”. Un precedente, questo, che Christillin considera un modello replicabile per la Capitale, quasi un monito silenzioso sulle potenzialità inespresse che una manifestazione di tale portata può invece risvegliare.

Il presidente del Coni e la necessità di non dormire sugli allori

A dare sostanza a quello che potrebbe sembrare un semplice sogno a occhi aperti è stato, nelle ultime ore, il numero uno del Coni, **Luciano Buonfiglio**. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, il dirigente sportivo ha chiarito con un certo pragmatismo la posizione dell’ente che guida. “I sogni si fanno quando si dorme e noi non dormiamo”, ha tagliato corto Buonfiglio, sottolineando come l’idea di una candidatura per il 2040 non nasca da un’estemporanea ondata di entusiasmo post-olimpico, ma dalla volontà precisa di “mantenere viva l’attenzione sul Paese”. Il ragionamento del presidente del Coni si sviluppa attorno alla necessità di capitalizzare il momento favorevole, quello in cui l’Italia, agli occhi del Comitato Olimpico Internazionale, gode di una reputazione solida costruita su un modello organizzativo che, per i Giochi invernali appena conclusi, si è sviluppato su un territorio vasto oltre 22mila chilometri quadrati. Un’organizzazione diffusa, ritenuta efficace, che ha convinto gli osservatori internazionali e che ora potrebbe rappresentare la piattaforma ideale per lanciare una sfida ben più impegnativa.

Il modello vincente dei Giochi diffusi e la credibilità ritrovata

L’asticella, in termini di complessità, è altissima. Organizzare un’Olimpiade estiva, con il suo indotto di infrastrutture, accoglienza e logistica, non è paragonabile all’edizione invernale. Eppure, proprio il modello "diffuso" adottato per Milano Cortina 2026 potrebbe rivelarsi la chiave strategica per convincere il CIO. Non si tratterebbe più di concentrare ogni sforzo in un’unica metropoli, ma di immaginare una rete di città, un sistema paese che metta in campo le sue eccellenze. Lo stesso Buonfiglio, del resto, in altre occasioni ha parlato di un’Italia che, dopo questa esperienza, “non ha paura di candidare nessuno”, forte di un “territorio, innovazione, impianti” che già esistono e che avrebbero il tempo di essere messi a sistema in vista del 2040. Questo slancio, che ha già raccolto consensi e aperture in diverse aree del paese, si inserisce in un clima di rinnovata fiducia che arriva direttamente dai territori coinvolti nell’ultima avventura olimpica, i quali vedono ora nell’ipotesi di una candidatura capitolina non un competitor, ma la naturale prosecuzione di un percorso iniziato con successo.

Le condizioni per un rilancio e la questione impiantistica

Se l’intenzione è chiara, altrettanto nette appaiono le condizioni poste da chi, come Buonfiglio, ha le mani sul dossier. Costruire una candidatura solida, ha avvertito il presidente del Coni, è un’operazione che deve basarsi su “numeri e non solo con la passione”, un percorso che deve essere “chiaro, trasparente, condiviso”. Una sottolineatura, questa, che sembra voler mettere in guardia da facili entusiasmi e da approcci superficiali che in passato hanno portato a brucianti delusioni, come il ritiro della candidatura di Roma per il 2024. Il tempo, in ogni caso, non manca: il 2040 è lontano e permetterebbe una pianificazione certosina, lontana dalle rincorse che spesso hanno caratterizzato i grandi eventi italiani. E se il dibattito pubblico, inevitabilmente, si accenderà su costi e ritorni, chi oggi spinge per questa candidatura guarda con fiducia a un presente in cui l’Italia, dopo la prova offerta al mondo con i Giochi invernali, ha dimostrato di saper fare sistema, guadagnandosi sul campo quella patente di affidabilità che, nel business olimpico, vale spesso più di un dossier perfetto.

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