Auto, l'asse franco-tedesco sblocca i dossier Ue: emissioni all'80% e clausola Made in Europe
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Redazione Economia
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Un'intesa politica tra Parigi e Berlino rimuove gli ostacoli che bloccavano due dossier decisivi per il futuro dell'industria automobilistica europea. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche tedesche, l'accordo prevede che la Francia accetti un ulteriore allentamento dei vincoli sulle emissioni di CO2 delle auto nuove al 2035, riducendo l'obiettivo di taglio all'80% rispetto ai livelli del 2021, in cambio del sostegno tedesco a una clausola "Made in Europe" da applicare al settore.
La nuova soglia sulle emissioni
Il quadro normativo approvato a fine 2022 fissava al 100% la riduzione delle emissioni medie di CO2 per autovetture e furgoni nuovi immatricolati in Europa a partire dal 2035, un obiettivo che di fatto avrebbe messo fuori mercato i motori a combustione interna. Già in precedenza, la Commissione europea aveva proposto di portare il taglio al 90%, lasciando uno spazio residuale compensabile con acciaio a basse emissioni, e-carburanti o biocarburanti.
L'intesa franco-tedesca va oltre: i dieci punti percentuali ulteriori di flessibilità non richiederebbero alcuna compensazione, aprendo la strada alla permanenza sul mercato di una quota significativa di veicoli ibridi e, potenzialmente, termici anche dopo la scadenza fissata.
Il baratto politico tra Roma e Berlino
L'asse che si è formato vede la Francia rinunciare alla propria intransigenza sul tutto-elettrico in cambio del via libera tedesco a regole più stringenti sul contenuto europeo dei veicoli. Il pacchetto sull'accelerazione industriale, che la Commissione ha messo sul tavolo, prevede requisiti relativi al contenuto originario dell'Unione per i veicoli a motore e i loro componenti nell'ambito degli appalti pubblici e del sostegno finanziario pubblico.
Si tratta di una misura pensata per orientare la domanda pubblica verso produzioni realizzate nel territorio europeo, arginando la concorrenza dei costruttori asiatici.
Le pressioni dei costruttori e il nodo dei dazi americani
L'accelerazione sul fronte normativo europeo arriva mentre l'industria deve fare i conti con un altro fronte caldo, quello commerciale. I costruttori europei hanno pagato circa 10 miliardi di euro di dazi doganali negli Stati Uniti nell'arco dell'anno, un costo che pesa sulla competitività del comparto. L'amministrazione americana ha mantenuto una pressione tariffaria significativa sulle auto e sui camion provenienti dall'Unione, con un livello fissato al 15% che resta ben al di sopra del 2,5% applicato prima dell'introduzione delle nuove misure.
Le case automobilistiche con stabilimenti produttivi negli Stati Uniti possono beneficiare di esenzioni per i veicoli assemblati sul territorio americano, un meccanismo che spinge verso una rilocalizzazione degli investimenti.
Il contesto del mercato europeo
Sullo sfondo resta la difficoltà strutturale del mercato europeo dell'auto. L'andamento delle vendite di veicoli elettrici non ha mantenuto le attese iniziali, e diversi costruttori hanno dovuto rivedere i propri piani industriali. La Germania, in particolare, ha spinto per un allentamento dei vincoli sulle emissioni allo scarico calcolati sulle flotte, un tema che incide direttamente sulla pianificazione produttiva delle case tedesche. Parigi, dal canto suo, ha ottenuto garanzie sul fronte della protezione della produzione continentale, un punto che riguarda da vicino Renault e Stellantis.
Il regolamento sull'accelerazione industriale, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe consentire di utilizzare i fondi pubblici europei in modo da generare domanda per la produzione realizzata nell'Unione.
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