Facebook blocca l'avvocato di Corona, parte la battaglia legale sul "silenzio" online

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Meta, il colosso che controlla Facebook e Instagram, ha disattivato il profilo personale dell'avvocato Ivano Chiesa, difensore storico di Fabrizio Corona. La motivazione ufficiale, trasmessa al legale il 7 febbraio, risiederebbe nella violazione degli standard della piattaforma, quelli che – secondo l’interpretazione dell’azienda – garantirebbero il rispetto della cosiddetta "community". Una giustificazione che l’interessato ha bollato come "risibile", parlando, in un messaggio diffuso ai contatti, di una pratica "orrenda tipica delle dittature più oscene" finalizzata a "silenziare il difensore". La mossa, che segue di pochi giorni un'analoga restrizione imposta dagli stessi social network ai profili del suo assistito, accende un nuovo fronte giudiziario e culturale, quello del confine labile tra moderazione dei contenuti e possibile limitazione del diritto di difesa, specialmente quando le vicende processuali si intrecciano indissolubilmente con il dibattito pubblico online.

Il contesto: l'ordinanza del tribunale e il format "Falsissimo"

La sospensione dell’account dell’avvocato Chiesa si inserisce in un quadro già fortemente conflittuale, segnato da un preciso provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il 26 gennaio, infatti, il giudice civile Roberto Pertile, accogliendo un'istanza degli avvocati del conduttore televisivo Alfonso Signorini, aveva ingiunto a Fabrizio Corona di cessare la diffusione di contenuti ritenuti diffamatori, di rimuovere quelli già pubblicati e di consegnare il materiale utilizzato per le puntate del suo format "Falsissimo". Un’ordinanza che Corona, intervenuto pubblicamente alla Fiera del Levante di Bari, ha definito "completamente sbagliata", aggiungendo che "la chiusura dei profili è vergognosa". Contro quella decisione, i suoi legali hanno già depositato un reclamo, ossia un ricorso, dando il via a un iter che dovrà stabilire i limiti della cronaca giudiziaria condotta attraverso i social network.

La reazione del legale e lo scontro con i grandi attori del web

"Mi hanno sospeso Instagram, censura ancor più grave di quella fatta al mio assistito". Con queste parole Ivano Chiesa ha commentato l’azione di Meta, sottolineando come la sua attività online fosse esclusivamente incentrata sulle questioni legali a lui affidate, condotte – a suo dire – con i "dovuti modi". La vicenda solleva interrogativi non marginali sul potere delle piattaforme digitali, le cui politiche di moderazione vengono spesso percepite come opache e discrezionali, capaci di influenzare narrazioni pubbliche delicate. Un potere che, quando interviene sulla voce di un difensore in cause ad alta visibilità mediatica, assume connotati che molti osservatori giudicano preoccupanti, sfiorando il tema della parità delle armi nell’agorà digitale, dove ormai si combattono molte battaglie giudiziarie e d’opinione.

Le nuove mosse di Corona tra teatro e annunci di "rivoluzione"

Parallelamente allo scontro legale e digitale, Fabrizio Corona sta portando avanti la sua controffensiva su un palcoscenico diverso, quello fisico del teatro. Ha annunciato, infatti, un tour nazionale per portare in scena proprio "Falsissimo", ribattezzando lo spettacolo "Scacco matto al potere dei media". Un’iniziativa che trasforma la contingenza giudiziaria in un prodotto di intrattenimento dal vivo, ribadendo la sua volontà di non abbassare la cresta. In un post sul social network X, pubblicato sempre il 7 febbraio, l’ex re dei paparazzi aveva preannunciato di avere un "piano pronto contro il potere" e aveva lanciato un enigmatico appunto: "a metà marzo sarà rivoluzione". Dichiarazioni che alimentano l’attenzione attorno a un caso che, ormai, travalica la semplice cronaca per investire questioni di portata generale sulla libertà d’espressione nell’era dei social e sulla risposta delle istituzioni tradizionali, dai tribunali alle grandi ration del tech.

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