Netflix non rimborsa gli aumenti “illegittimi” e il Movimento Consumatori prepara una nuova class action

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita, a questo punto, sembra chiusa solo su un versante: quello giudiziario. Perché se il tribunale di Roma, già a inizio aprile, aveva definito illegittimi gli aumenti applicati da Netflix tra il 2017 e il 2024 – una forbice temporale ampia che include sette anni di rincari unilaterali – la piattaforma di streaming, con una nota interna agli abbonati, ha appena risposto picche. Nessun rimborso. La linea è chiara e blindata: l’azienda, forte della propria interpretazione contrattuale, continua a dirsi contraria alla restituzione di quanto percepito in più, nonostante quella stessa clausola di modifica unilaterale sia stata giudicata in completa antitesi con il Codice del consumo. Ecco allora che il siluro, partito dall’associazione Movimento Consumatori (che la sentenza l’aveva ottenuta), si trasforma in una nuova offensiva legale.

Una sentenza che non ha smosso un euro

La decisione del tribunale capitolino, ricordiamolo, non era una semplice raccomandazione: aveva indicato come illegittimi gli aumenti praticati dal colosso statunitense nel periodo compreso tra il 2017 e il 2024, condannando di fatto Netflix a ripristinare condizioni tariffarie più eque e a risarcire i circa 220 mila consumatori coinvolti. Una platea, quest’ultima, che l’associazione di difesa aveva portato all’attenzione dei giudici. Eppure, nessuno di loro ha visto rientrare un solo centesimo. Anzi, la piattaforma ha scelto la strada opposta: comunicare a tutti gli utenti interessati che non ci sarebbe stato alcun rimborso, alimentando così un caso destinato a riesplodere con rinnovata virulenza.

La mossa del Movimento Consumatori: un form per la prossima class action

Di fronte a questo muro di gomma, il Movimento Consumatori ha annunciato l’inizio di una nuova battaglia legale, che stavolta si preannuncia più strutturata e di massa. L’associazione – quella stessa che aveva già ottenuto il primo storico ok dal tribunale – ha lanciato un form online per raccogliere le adesioni di tutti gli ex abbonati o i clienti ancora in carica che avevano subito quei rincari. L’obiettivo è chiaro: costruire una nuova class action che questa volta non chieda solo un principio di diritto, ma un risarcimento effettivo, magari con tanto di interessi. La sensazione, mentre l’associazione mette a punto le carte, è che la piattaforma abbia sottovalutato la determinazione di chi, per sette anni, ha visto lievitare il canone senza alcuna reale possibilità di replica.

Il nodo della clausola unilaterale e la resistenza di Netflix

Il cuore della disputa, va detto, resta sempre quello: la clausola che consentiva a Netflix di modificare i prezzi in qualsiasi momento e senza un preavviso congruo, ritenuta dal tribunale di Roma incompatibile con le tutele previste per i consumatori. La piattaforma, dal canto suo, continua a difendere la legittimità delle proprie politiche tariffarie, ignorando di fatto la sentenza e scaricando sugli utenti l’onere di un’eventuale nuova azione legale. Ma così facendo – e qui sta il paradosso – ha finito per allontanare qualunque possibilità di una trattativa stragiudiziale, spingendo il Movimento Consumatori a giocare d’anticipo. Nessuna apertura, nessun segnale di ripensamento: solo una lunga scia di aumenti mai restituiti e una querelle giudiziaria che non accenna a chiudersi.

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