Cataratta, il laser con intelligenza artificiale che mappa l’occhio arriva a Negrar

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Il primato, questa volta, è tutto italiano e porta la firma dell’IRCCS di Negrar, in provincia di Verona: l’istituto veronese ha infatti introdotto per la prima volta nel nostro paese – una novità assoluta nel panorama della chirurgia oftalmica nazionale – una piattaforma robotica di ultima generazione che integra un laser femtosecondo con un sistema avanzato di intelligenza artificiale. Questo strumento, chiamato Ally, non è semplicemente un laser più potente o più veloce di quelli tradizionali, bensì un vero e proprio assistente intelligente che, lo si sottolinea con chiarezza, non va a sostituire il chirurgo, ma ne potenzia in modo significativo le capacità operative e diagnostiche. L’occhio di ciascun paziente viene letteralmente mappato in tempo reale, grazie a sei telecamere integrate e a sofisticati algoritmi in grado di elaborare migliaia di scansioni oculari, individuando la densità esatta, la posizione e gli strati della cataratta. Tale flusso di dati, come spiegano gli specialisti della struttura, permette al medico di disporre di una sorta di mappa geografica tridimensionale dell’occhio, così da pianificare incisioni e trattamenti con una precisione che, tecnicamente, si misura in micron.

L’intervento più frequente e l’evoluzione tecnologica

I numeri, in questo specifico ambito clinico, sono imponenti e raccontano di un bisogno sanitario in crescita costante. Con circa 650 mila procedure realizzate ogni anno, l’intervento di cataratta – che consiste sostanzialmente nella sostituzione del cristallino ormai opacizzato con una lente artificiale – risulta essere il più eseguito in Italia; si stima, inoltre, che a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, queste cifre possano facilmente superare quota 900 mila interventi annuali entro la fine del decennio. Basti pensare, per avere un termine di paragone concreto, che oltre l’80% degli ultraottantenni presenta questa forma di disturbo visivo, classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la principale causa di cecità reversibile al mondo, con circa 20 milioni di persone che hanno già perso la vista a causa di questa patologia. La vera svolta, però, non risiede tanto nella rapidità della procedura – sebbene il nuovo laser sia in grado di frammentare il cristallino in pochi secondi – quanto nella qualità del risultato finale, che dipende dalla perfezione delle incisioni e dall’allineamento ottimale della futura lente.

Perché la precisione del laser cambia il risultato visivo

Un chirurgo che opera a mano libera, per quanto esperto, opera entro margini di tolleranza che l’occhio umano fatica a controllare; il laser guidato dall’intelligenza artificiale, invece, adatta il taglio alle specificità anatomiche del momento, regolando la frammentazione del cristallino in base alla sua reale durezza, che varia da paziente a paziente. Questo aspetto, che potrebbe sembrare un dettaglio puramente tecnico, diventa cruciale soprattutto quando si decide di impiantare lenti intraoculari di ultima generazione (le cosiddette IOL premium). A differenza delle lenti standard, che correggono unicamente la visione da lontano, queste nuove lenti sono progettate per risolvere contemporaneamente più problemi: miopia, ipermetropia, ma anche astigmatismo e presbiopia. Negli Stati Uniti, per citare un mercato di riferimento, l’utilizzo di queste lenti sofisticate è passato dal rappresentare meno del 10% delle scelte dieci anni fa, a circa il 30% delle preferenze attuali. Non si tratta, quindi, di una semplice rimozione dell’ostacolo, ma di una vera e propria riprogettazione della qualità visiva quotidiana.

Il nuovo equilibrio tra uomo e macchina in sala operatoria

L’elemento che forse più di ogni altro segna una discontinuità culturale, oltre che clinica, è il ruolo che viene demandato alla macchina. L’intelligenza artificiale non sostituisce la valutazione del medico, né tanto meno la sua manualità, ma agisce come un co-pilota silenzioso che raccoglie, processa e restituisce dati altrimenti invisibili; questo approccio, spiegano i responsabili dell’Unità Operativa di Oculistica di Negrar – una struttura che oggi copre ben 15 aree specialistiche – permette di gestire anche i casi più complessi con un livello di sicurezza maggiore, riducendo al minimo le variabili intraoperatorie. L’occhio, essendo uno degli organi più delicati e anatomicamente complessi su cui intervenire, richiede una stabilità assoluta; anche una micro-vibrazione o un leggero spostamento dei tessuti, se non calibrati, possono compromettere l’efficacia della lente artificiale. Con l’avvento di questo sistema, che conta meno di 200 installazioni nel mondo, la sala operatoria diventa un ambiente ibrido, dove la competenza medica, la robotica e l’analisi predittiva dei dati collaborano in tempo reale per restituire al paziente una visione la più prossima possibile a quella naturale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.