A Negrar il primo laser per la cataratta guidato dall’intelligenza artificiale
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Redazione Salute
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L’intervento alla cataratta, va ricordato, rappresenta la procedura chirurgica più diffusa sul territorio nazionale: ogni anno se ne contano circa 650mila, una cifra destinata a schizzare verso quota 900mila entro il fine decennio, spinta dall’inarrestabile invecchiamento della popolazione. Ed è proprio in questo scenario che si inserisce la novità arrivata all’Irccs “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar, nel Veronese, dove è stato installato il primo laser robotico di ultima generazione pensato per rimuovere quel velo opaco che si forma sul cristallino, la lente naturale dell’occhio. A fare la differenza, in questo caso, non è soltanto la precisione del raggio luminoso – già di per sé micrometrica – ma l’integrazione con un sistema di intelligenza artificiale capace di adattare in tempo reale l’energia da erogare.
L’Ally, un laser che “vede” prima di tagliare
Il dispositivo, che potremmo definire una sorta di alleato tecnologico del chirurgo, scansiona il cristallino del paziente con esattezza assoluta; in pochi secondi, elaborando migliaia di dati provenienti da scansioni oculari, dosa l’energia giusta per frammentare la parte opacizzata senza intaccare i tessuti sani circostanti. Non si tratta, occorre precisarlo, di un robot che opera in autonomia: il medico resta al centro della sala operatoria, e lo sarà sempre. Tuttavia, la macchina ne potenzia le capacità, offrendogli una mappatura tridimensionale delle strutture anatomiche dell’occhio che aggiorna costantemente, mentre il laser agisce.
Numeri, invecchiamento e una sfida tecnologica
La scelta di Negrar come primo polo italiano a disporre di questa tecnologia non è casuale: l’Irccs veronese ha da tempo un reparto di oftalmologia all’avanguardia, e l’arrivo del femtolaser con intelligenza artificiale – chiamato Ally – segna un primato nazionale destinato a far discutere gli addetti ai lavori. Basti pensare che, con l’aumento dell’aspettativa di vita, i 650mila interventi annuali attuali sono destinati a diventare 900mila entro il 2030; una mole di lavoro che richiede strumenti sempre più precisi, per ridurre i margini di errore e migliorare i tempi di recupero.
Nessuna sostituzione dell’uomo, ma un salto di qualità
Proprio in quest’ottica va letta l’evoluzione rappresentata dal nuovo laser: l’intelligenza artificiale non sostituisce il chirurgo, ma ne affina la precisione, trasformando ogni intervento in un’operazione personalizzata. Gli algoritmi, lo si è detto, processano le scansioni oculari in tempo reale; dosano l’energia sul millisecondo e sulla frazione di millimetro. Per il paziente, tutto ciò si traduce in una minore aggressività sulla cornea e in una ripresa più rapida. La vera rivoluzione, semmai, sta nel fatto che per la prima volta una macchina “impara” dall’occhio che ha di fronte, adattando la propria potenza di volta in volta, senza ricorrere a schemi standardizzati.




