Giornata della Vittoria, l’incubo dei droni ucraini svuota la Piazza Rossa dei suoi carri armati
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Redazione Esteri
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Mosca, nei preparativi per il 9 maggio, si trova ad affrontare una sfida che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa semplicemente inimmaginabile: quella di celebrare la vittoria sul nazismo senza il rombo dei cingoli e la canna dei missili puntati verso il cielo. La decisione, annunciata dal Ministero della Difesa e ormai definitiva, rappresenta una crepa senza precedenti nel cerimoniale del potere russo, un’ammissione di vulnerabilità che il Cremlino ha provato a giustificare con la generica formula della «situazione operativa in corso». In realtà, a leggere tra le righe dei comunicati ufficiali e ad ascoltare le parole del portavoce Dmitri Peskov – che ha parlato apertamente di “attività terroristica” da parte di Kiev – il messaggio è fin troppo chiaro: la guerra è entrata nel cuore della capitale, e anche un giorno sacro come quello dedicato alla Grande Guerra Patriottica deve piegarsi alla logica della sopravvivenza. Non sarà una parata normale, quella che vedremo quest’anno sulla Piazza Rossa, bensì una versione sbiadita di sé stessa, un palcoscenico quasi vuoto dove sfilano solo reparti di fanteria e dove il "vuoto d'acciaio" lascerà spazio a un silenzio assordante, rotto forse solo dal rombo assordante delle esibizioni aeree che, per il momento, sembrano essere state salvate.
L’ombra lunga dei droni – quelli che nelle scorse notti hanno già sventrato un appartamento a pochi chilometri dal Cremlino -4 – si allunga minacciosa proprio mentre i soldati provano la marcia. E la scelta di escludere i mezzi corazzati non è affatto una rinuncia di poco conto, se si considera che lo scorso anno, per l’80° anniversario, la macchina propagandistica aveva accolto 27 leader stranieri e schierato oltre 150 mezzi. Oggi, invece, persino i cadetti delle scuole militari sono stati esclusi dalla sfilata. È la prima volta, da quando Vladimir Putin ha trasformato questa ricorrenza nel fulcro dell’ideologia nazionale, che l’esercito rinuncia a mostrare i suoi muscoli proprio davanti alle mura del potere.
L’effetto domino sulle province: cancellazioni a grappolo e la paura del lungo raggio
Quello che accade a Mosca, in realtà, è solo la punta di un iceberg che si sta sciogliendo rapidamente in tutta la Federazione. L’allarme sicurezza ha superato i confini della capitale, spingendo governatori di ogni orientamento politico a rivedere i piani per le celebrazioni. A Samara, per esempio, gli operai hanno letteralmente smantellato i palchi già pronti sulla Piazza Kuibyshev, mentre il governatore Fedorishchev parlava senza troppi giri di parole di «sfide alla sicurezza». Ancor più clamoroso, forse, è il caso di Krasnodar, dove la tradizionale parata è stata semplicemente cancellata, sostituita da una versione del "reggimento immortale" relegata al solo web. La geografia delle cancellazioni, che tocca ora anche Kaliningrad e la lontana Chuvashia, restituisce l’immagine di un paese in stato d’assedio psicologico, dove nessuna piazza è più considerata al riparo dalla minaccia ucraina. Una minaccia che Volodymyr Zelensky, da Erevan, ha voluto rendere ancora più esplicita, sottolineando come per Mosca sia diventato impossibile permettersi il lusso di un dispiegamento militare senza temere un raid a sorpresa.
A peggiorare ulteriormente il clima di apprensione ci ha pensato una sorta di "guerra delle tregue" innestata dalle dichiarazioni delle cancellerie. Se da un lato Vladimir Putin – che secondo alcuni dossier starebbe vivendo in un isolamento quasi paranoico nei suoi bunker -4 – sembrava aver auspicato una mini-sospensione delle ostilità per garantire lo svolgimento della cerimonia, dall’altro Kiev ha subito alzato la posta. La controproposta ucraina, che prevedeva un cessate il fuoco unilaterale a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio, ha trasformato la parata del nemico in un gigantesco test di credibilità. L’idea, per quanto velatamente enunciata, era quella di mettere i russi di fronte a una scelta: accettare una pausa più ampia o ammettere che non ci si fida nemmeno della propria capacità di proteggere la festa nazionale.
Una cortina di ferro virtuale per proteggere l’orgoglio ferito
Vista l’impossibilità di schermare l’intero cielo di Mosca senza indebolire altri fronti – come hanno prontamente notato gli analisti militari -2 – i vertici del ministero della Difesa hanno optato per la soluzione più pragmatica: ridurre i bersagli. A proposito di questo, un esperto anonimo citato dalla stampa internazionale ha spiegato che bloccare un convoglio di mezzi pesanti sulla Piazza Rossa a causa di un allarme anti-drone sarebbe stato un disastro televisivo, un incidente diplomatico in diretta mondiale che avrebbe vanificato ogni sforzo propagandistico. Meglio, quindi, una parata sobria e teoricamente perfetta, piuttosto che una colossale passerella di potenza interrotta dal rumore sinistro delle esplosioni. Non a caso, molte delle regioni più esposte hanno scelto la strada della prudenza assoluta, cancellando persino i fuochi d’artificio o limitando drasticamente gli inviti per le tribune autorizzate.
Manca ormai pochissimo al grande giorno, e l’atmosfera a Mosca è quella di una vigilia surreale. Le televisioni di Stato trasmetteranno sicuramente le immagini dei soldati che marciano compatti e degli aerei che disegnano la bandiera russa nel cielo, ma gli osservatori più attenti guarderanno soprattutto a ciò che non c’è: l’assenza dei carri armati, quella che un tempo era la firma indiscussa della rinascita russa. È questa assenza, in fondo, che racconta meglio di mille rapporti militari lo stato di salute del conflitto e le nuove paure della capitale.




