Caro energia e caro credito, la doppia stangata che strangola le piccole imprese: l’allarme di Cna Arezzo
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Redazione Economia
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La corsa dei prezzi dei carburanti non accenna a fermarsi e, proprio alla vigilia dei grandi esodi estivi, si abbatte con violenza sui portafogli degli italiani. A lanciare l’allarme, questa volta, non è solo un’associazione di consumatori ma la stessa Cna di Arezzo, che attraverso il suo presidente Fabio Mascagni mette in guardia da una dinamica perversa: quella per cui i costi alla pompa salgono in fretta, seguendo l’aumento del petrolio, ma scendono con una lentezza esasperante quando le quotazioni del greggio diminuiscono.
Un meccanismo che, unito al caro credito, rischia di comprimere in modo definitivo i bilanci di artigiani e piccole imprese.
La stangata dei carburanti: aumenti oltre ogni previsione
L’analisi parte da un dato inconfutabile: da fine febbraio a oggi, il prezzo del Brent è salito da 70,75 a 76,56 dollari al barile, segnando un incremento dell’8,2%. Un aumento, certo, ma che appare quasi fisiologico se paragonato a quello registrato sui prezzi finali dei carburanti.
Nello stesso periodo, la benzina in modalità self service è passata da 1,670 a 1,855 euro al litro, con un balzo dell’11,1%, pari a 18,5 centesimi in più; il gasolio ha fatto anche peggio, schizzando da 1,720 a 1,941 euro al litro, con un incremento del 12,8% che si traduce in 22,1 centesimi di costo aggiuntivo.
A confermare la tendenza sono i dati più freschi, elaborati dal Codacons su base Mimit, che fotografano un'accelerazione preoccupante solo nell'ultima settimana. Tra il 3 e l’11 luglio, il prezzo medio della benzina self è salito di 7,4 centesimi, mentre il gasolio è aumentato di ben 10,3 centesimi al litro. Questo significa che, in soli otto giorni, fare il pieno di benzina costa 3,7 euro in più, mentre per il gasolio la stangata è di 5,1 euro.
Per un’impresa che consuma mille litri di gasolio, il maggior costo rispetto a febbraio supera i 220 euro.
Il peso sulle filiere produttive e il cortocircuito del credito
Fabio Mascagni sottolinea come questi rincari non siano solo un problema per chi viaggia in auto, ma colpiscano in profondità il cuore del sistema produttivo. "Il gasolio non è solo mobilità privata," spiega il presidente, "è il carburante di trasporti, edilizia, agroalimentare, manutenzioni e logistica". Ogni centesimo in più alla pompa si trasforma in un costo che viaggia lungo le filiere, andando a gravare su imprese che già operano con margini risicatissimi.
A questo si aggiunge poi il capitolo del caro credito, che per le Pmi si configura come un vero e proprio ostacolo alla sopravvivenza. Secondo i dati elaborati da Cna Arezzo, se il TAEG medio nazionale per gli investimenti si attesta al 3,96%, esiste un'abisso tra chi può permettersi grandi finanziamenti e chi deve accontentarsi di piccole cifre. Per prestiti fino a 50mila euro, il tasso sale al 6,08%, mentre per quelli sopra il milione di euro scende al 3,58%.
Un divario che si fa ancora più drammatico per la liquidità, dove il TAEG per i piccoli prestiti tocca l'8,73% contro il 3,54% riservato ai grandi importi.
Un allarme che sale dai territori
"Per una piccola impresa, 30, 40 o 50mila euro significano comprare un macchinario, digitalizzare, assumere o pagare i fornitori," continua Mascagni, mettendo in luce l'assurdità di un sistema che penalizza chi è più radicato nel tessuto sociale ed economico. Il rischio concreto, avverte, è che gli investimenti vengano rinviati a tempo indeterminato e che la liquidità, diventata troppo onerosa, finisca per strozzare l'attività.
Una situazione di difficoltà che arriva proprio nel momento clou dell'estate, quando i consumi di carburante per gli spostamenti raggiungono il picco massimo e le famiglie si trovano a dover fronteggiare una spesa imprevista e significativa. Per Cna Arezzo, la ricetta per invertire questa rotta è chiara e passa da un intervento strutturale sul credito: più garanzie pubbliche, un ruolo rafforzato per i Confidi e criteri di valutazione che guardino alla storia e alla qualità dell'impresa, e non solo a un rating spesso penalizzante per i piccoli.




