Shia LaBeouf, l’ennesima escalation romana tra urla e silenzi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il video, destinato a fare il giro del web nelle dinamiche ormai consuete della viralità, ritrae l’attore seduto ai tavolini esterni di un locale nel quartiere Prati. Lui, visibilmente agitato, indossa una maglietta nera mentre sorseggia qualcosa; accanto, una donna cerca di ignorarlo con quella tecnica di difesa passiva che spesso si adotta quando si spera che l’incontrollabile, semplicemente, smetta. Ma Shia LaBeouf non smette. Le immagini catturano il momento in cui l’attore si rivolge a lei con toni aggressivi, culminando in un esplicito invito ad allontanarsi, senza che la vittima – perché di questo si tratta – abbia mai offerto alcun tipo di reazione o provocazione.
Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ultimo tassello di un quadro comportamentale che negli ultimi mesi ha preoccupato gli osservatori e, soprattutto, gli inquirenti. Già a febbraio, durante i festeggiamenti del Mardi Gras a New Orleans, l’attore era stato arrestato per rissa e aggressione. In quella circostanza, secondo il rapporto della polizia locale, LaBeouf non si era limitato alla colluttazione fisica – pugni e una testata a due diverse persone – ma aveva accompagnato la violenza con insulti a sfondo omofobo. Un episodio che gli era costato una cauzione di centomila dollari, oltre all’obbligo di sottoporsi a un programma di riabilitazione e a test antidroga settimanali, imposti dalla giudice Simone Levine che aveva espresso chiari dubbi sulla gestione della dipendenza dall’alcol da parte dell’attore.
Il viaggio a Roma tra permessi giudiziari e comportamenti incoerenti
La presenza di LaBeouf nella Capitale non era frutto del caso, né tanto meno di un semplice tour promozionale. L’attore aveva ottenuto un permesso speciale dal tribunale di New Orleans per poter assistere al battesimo del padre, una deroga concessa a fronte di precise restrizioni e di un itinerario dettagliato presentato dalla sua legale. Un permesso che, stando a quanto si vede nei filmati, non sembra aver favorito una condotta improntata alla cautela. La scena della donna al ristorante è solo una delle clip diffuse; in un secondo momento, l’attore è stato ripreso mentre vagava nervosamente per le strade limitrofe, continuando a urlare frasi sconnesse senza un interlocutore preciso, in quello che appare evidentemente uno stato confusionale.
La sensazione che emerge dai filmati, pubblicati inizialmente da Tmz e rilanciati anche da account come Pulp Podcast, è quella di un’instabilità profonda. La scelta della donna di non reagire, mantenendo lo sguardo altrove mentre lui la fissa con intensità, racconta forse più di mille parole la natura dell’accaduto: un'aggressione verbale unilaterale subita in uno spazio pubblico, senza che ci sia stata una vera interazione umana.
Un passato di procedimenti e una nuova udienza imminente
L’episodio romano si inserisce in un momento delicatissimo dal punto di vista legale per l’attore. A New Orleans, il fascicolo rimane aperto. Oltre alla rissa del 17 febbraio, la polizia aveva successivamente emesso un ulteriore mandato di arresto per un’altra aggressione legata allo stesso episodio, costringendo LaBeouf a consegnarsi volontariamente e a pagare una cauzione aggiuntiva. L’udienza prevista per il 19 marzo a New Orleans era stata calendarizzata proprio per monitorare l’aderenza al programma di riabilitazione e alle prescrizioni imposte dal giudice. Non è chiaro se l’attore, al momento della diffusione dei video romani, fosse già rientrato negli Stati Uniti per rispondere al tribunale.
A complicare ulteriormente il quadro, in un’intervista rilasciata a Channel 5 poco dopo l’arresto di febbraio, LaBeouf aveva tentato di giustificare l’accaduto con quella che aveva definito una forma di paura verso "uomini gay grossi", ammettendo di aver avvertito un senso di disagio per essere stato toccato e dichiarandosi dispiaciuto se il suo comportamento poteva essere considerato omofobo. Dichiarazioni che, lungi dal placare le polemiche, hanno acceso un dibattito separato rispetto ai fatti di sangue.
Quel che resta, al momento, sono le immagini girate a Roma. Un uomo che urla in un bar del centro, una donna che non degna di uno sguardo, e un silenzio surreale rotto solo da quella voce fuori controllo che, ancora una volta, costringe a interrogarsi sulle conseguenze giudiziarie di comportamenti tanto plateali quanto allarmanti.




