Il video della sorella di Vonn e il caso social: “E se lo avesse fatto un uomo?”
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Redazione Sport
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Il clima, in un reparto ospedaliero, è quello fatto di luci al neon, passi frettolosi lungo i corridoi e la cadenzata routine di medici e infermieri, una umanità in movimento che raramente finisce sotto i riflettori. E invece, dagli stessi ambienti che hanno ospitato Lindsey Vonn a Treviso, dopo l’operazione seguita alla caduta in pista sulle Tofane, è partito un video che ha scatenato il dibattito online. A pubblicarlo, sul proprio profilo social, è stata la sorella della campionessa, Karin Kildow, che ha colto quella che lei stessa ha definito una sorta di “lato positivo” della brutta avventura vissuta dalla famiglia in Italia. Il filmato, girato tra le corsie del reparto, inquadra alcuni dei sanitari mentre svolgono il loro lavoro; a corredo, una didascalia volutamente ironica e diretta: “Cancellate le app di incontri e andate in un ospedale italiano” -1-6.
L’ironia di un ringraziamento che diventa virale
Nel video, impreziosito dalle note di una canzone d’amore, Karin Kildow ha voluto in realtà sottolineare la gratitudine sua e della sorella verso chi l’ha rimessa in sesto, un personale medico descritto come gentile e premuroso al di là dell’aspetto estetico, ma è stato proprio quel richiamo scherzoso alla bellezza dei camici bianchi a catturare l’attenzione del web, portando le visualizzazioni a contare milioni di click in pochi giorni -1. La campionessa, nel frattempo, ha fatto ritorno negli Stati Uniti per proseguire lì il suo percorso di recupero, un calvario chirurgico che l’ha vista sottoporsi a ben cinque interventi in poco tempo, di cui i primi quattro eseguiti proprio in Veneto, e l’ultimo una volta rientrata in patria -4-8-9. La stessa Vonn, del resto, non ha mai smesso di documentare la propria condizione, postando immagini delle lastre che mostrano l’entità della frattura alla tibia, una lesione complessa che ha richiesto l’applicazione di placche e viti per ricomporre l’osso, tanto da spingerla a definirsi, con autoironia, “davvero bionica” -5-10.
La polemica nei commenti e il doppio standard di genere
Ma è attorno al post della sorella che si è acceso un dibattito che poco ha a che fare con lo sport e molto con la percezione sociale dei comportamenti. Mentre la maggior parte degli utenti ha accolto il reel con ilarità e condivisione, c’è stato chi ha sollevato una questione non banale, lasciando un commento che suona come una provocazione ma che apre a una riflessione più ampia: “E se si fosse trattato di un uomo che filma le dottoresse?” -1. La domanda, retorica fino a un certo punto, ha innescato un ragionamento sul cosiddetto doppio standard di genere, ovvero la differente lente con cui vengono giudicate azioni simili a seconda che a compierle sia un uomo o una donna. Nel caso specifico, un gesto che è stato percepito come un simpatico omaggio, se fosse stato eseguito da un fratello nei confronti di personale sanitario femminile, avrebbe probabilmente sollevato un polverone ben diverso, con accuse di oggettivazione o di molestia, o quanto meno di un’invasione di campo inopportuna.
Il percorso di recupero lontano dai riflettori
La vicenda social, intanto, corre parallela a quella medica di Lindsey Vonn, che dopo la cadetta dell’8 febbraio sta affrontando un recupero lento e doloroso. La 41enne, che si era presentata ai Giochi di Milano-Cortina nonostante un crociato già compromesso, ha raccontato apertamente le difficoltà del post-operatorio, ammettendo che il dolore è stato difficile da gestire e che la degenza, anche dopo il rientro negli States, si è prolungata più del previsto -4-10. Tra un aggiornamento clinico e l’altro, pubblicato per tenere informati i fan, la storia del video della sorella continua a viaggiare sui social, dove il dibattito sull’opportunità o meno del filmato si intreccia con i messaggi di affetto e sostegno per la campionessa. Resta il fatto, oggettivo e non interpretabile, che un semplice filmato girato in corsia abbia sollevato un interrogativo che, al di là delle intenzioni ironiche di chi l’ha postato, tocca corde sensibili del discorso pubblico contemporaneo.




