Leone XIV proclama san John Henry Newman Dottore della Chiesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella solennità di Tutti i Santi, una folla raccolta in piazza San Pietro ha assistito a un evento che segna un ulteriore, significativo capitolo nella storia della Chiesa contemporanea. Leone XIV, infatti, ha ufficialmente proclamato san John Henry Newman Dottore della Chiesa, attribuendogli contestualmente il titolo di copatrono di tutti coloro che operano nel vasto mondo dell’educazione, un ruolo che condivide con una figura gigantesca come san Tommaso d’Aquino. Questo riconoscimento, il massimo che la Chiesa cattolica riserva a coloro le cui opere e il cui pensiero hanno dato un contributo straordinario alla teologia e alla fede, giunge a distanza di pochi anni dalla canonizzazione dello stesso Newman, voluta da Papa Francesco nel 2019, e ne sancisce definitivamente l’autorità intellettuale e spirituale.

Un messaggio contro l'oscurità del nichilismo

L’omelia del Pontefice si è sviluppata attorno a un potente contrasto tra la luce delle Beatitudini e quella che ha definito senza mezzi termini come “l’oscurità del nichilismo”, una malattia dello spirito che sembra affliggere in modo particolare la nostra epoca. Leone XIV ha indicato proprio nell’insegnamento del nuovo Dottore della Chiesa un potente antidoto a questa deriva, una luce capace di guidare l’umanità fuori da quel vuoto che rischia di divorarla. Il suo pensiero, profondamente radicato sia nella ragione che nella fede, si offre dunque non solo come un faro per i credenti, ma come una risposta alla disperazione che attanaglia l’uomo moderno, il quale, abbandonando Dio, finisce spesso per smarrire anche se stesso.

Il richiamo alla fraternità e il dramma delle guerre

Il discorso papale ha toccato corde di stringente attualità, partendo dalla visione del “mistero della comunione dei santi”, descritto come il destino ultimo dell’umanità, una festa gioiosa in cui si celebra l’amore divino nella bellezza di volti diversi ma tutti somiglianti a Cristo. A questa prospettiva di armonia e di pace, però, si contrappone con drammatica evidenza la realtà sofferente del presente. Il Papa ha parlato, senza bisogno di citare luoghi specifici, dei drammi che affliggono la famiglia umana, martoriata da ingiustizie e da conflitti bellici, sottolineando il doloroso contrasto tra l’ideale della comunione e la lacerazione della fraternità che si sperimenta ogni giorno.

L'economia che uccide e la priorità degli ultimi

In un passaggio particolarmente incisivo del suo intervento, Leone XIV ha lanciato un monito molto chiaro contro “un’economia che esclude e uccide”, un sistema che giudica le persone in base alla loro produttività e che, di conseguenza, tende a scartare i più deboli e i più fragili. Il Papa ha quindi esortato con forza la Chiesa a porre al centro dei propri “percorsi educativi” proprio queste persone, coloro che, secondo le logiche spietate del mondo, “sembrano non rendere”. È un invito a un’educazione che non sia solo trasmissione di nozioni, ma che sia soprattutto un atto di inclusione e di amore preferenziale per gli ultimi, un’idea che risuona profondamente con l’eredità intellettuale e pastorale dello stesso Newman.

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