Femminicidi, i segnali che annunciano la tragedia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Controllo, isolamento, intimidazione: sono questi, secondo l’esperta, alcuni dei segnali che, se riconosciuti per tempo, potrebbero rappresentare una via per prevenire le tragedie. La dottoressa Alessandra Kustermann, ginecologa e presidente dell’associazione Svs Donna Aiuta Donna, ne ha indicati nove, sottolineando come «riconoscere questi segnali è uno dei pochi modi che abbiamo per prevenire i femminicidi». Un’analisi che si scontra, purtroppo, con la cruda realtà dei fatti, come nel caso di Pamela Genini, la cui relazione con Gianluca Soncin – il cinquantaduenne che l’ha uccisa – presentava almeno tre di questi campanelli d’allarme, elementi premonitori che la vittima stessa aveva percepito e denunciato a chi le era vicino, parlando dell’aggressività dell’ex compagno.

Il percorso di una vita spezzata

Da bambina timidissima, che a scuola stava in un angolo e quasi non osava rivolgere la parola alle madri delle amiche, Pamela Genini era diventata una ragazza che attirava gli sguardi, sentendo presto che i paesi della Valle Imagna in cui era cresciuta le stavano stretti. Un sogno di vita diversa, che l’ha portata lontano da casa, tra spiagge assolate e realtà televisive, si è infranto in modo brutale, stroncato dai colpi di un coltello da caccia sferrati dall’uomo che aveva condiviso con lei parte del suo percorso.

Il racconto di chi non è riuscito a salvarla

Un ex fidanzato, rimasto poi suo amico, racconta oggi il peso di non essere riuscito a evitare il dramma. «Non sono riuscito a salvare Pamela e questo è il peso più grande che mi resta da portare», ha dichiarato, esausto dopo un lungo interrogatorio, aggiungendo che quell’uomo, l’assassino, le aveva detto esplicitamente: «se mi lasci ti ammazzo». Una minaccia precisa, che si è poi tragicamente realizzata, nonostante la giovane, descritta come una persona «troppo buona», avesse cercato di costruirsi una vita lontana da quella ombra.

L'importanza di decifrare i campanelli d'allarme

La riflessione della dottoressa Kustermann, che da anni si occupa di sostenere le donne in difficoltà, si concentra proprio sulla necessità di saper leggere quei comportamenti – come le minacce esplicite, l’isolamento progressivo della partner e le forme di intimidazione psicologica – che spesso precedono l’esito fatale. Si tratta di dinamiche che, se intercettate per tempo, possono aprire spiragli di intervento, offrendo alle vittime un sostegno concreto e una via d’uscita prima che la situazione degeneri in un punto di non ritorno.

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