De Maria, l’ex legionario che uccise due persone: "Da giovane non pensavo alle mie vittime"
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Redazione Interno
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Emanuele De Maria, il 36enne che in meno di due giorni uccise Chamila Wijesuriya, ferì gravemente il collega Hani Nasr e poi si suicidò gettandosi dal Duomo di Milano, aveva trascorso sei mesi nella Legione Straniera. "Avevo bisogno di sentirmi parte di qualcosa", confessò allo psicologo del carcere di Bollate, aggiungendo: "Da giovane non pensavo alle mie vittime". Una dichiarazione che, unita alla sua storia criminale, solleva interrogativi sulle valutazioni che ne avevano consentito la semilibertà.
La Procura di Milano, guidata dal pm Francesco De Tommasi, ha avviato un’inchiesta per accertare possibili negligenze nella gestione del caso. De Maria, già condannato per un omicidio nel 2016, lavorava in un hotel della zona centrale grazie a un permesso lavorativo. Le indagini si concentrano ora su due aspetti: la scomparsa del suo cellulare, che alimenta il sospetto di complici, e l’eventuale sottovalutazione della sua pericolosità da parte delle autorità carcerarie e del datore di lavoro.
I suoi ultimi movimenti sono stati ricostruiti attraverso due video. Nel primo, registrato pochi giorni fa, acquista il biglietto per salire sulle terrazze del Duomo; nel secondo, ripreso poco prima del suicidio, compare sul tetto della cattedrale con il volto coperto da una kefiah. Un epilogo drammatico per una vicenda che ha lasciato dietro di sé due vittime e una serie di interrogativi irrisolti.




