Vertice Unesco a Napoli, tra rinascita culturale e scoperte archeologiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
«Castel Capuano tornerà a splendere, grazie a questo vertice internazionale». Le parole di Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello, risuonano come una promessa che va oltre il semplice restauro. L’edificio, che da secoli incarna la memoria giudiziaria della città, ha ospitato i lavori del convegno Unesco, trasformandosi in un simbolo di continuità tra passato e presente. «Qui si respira la storia», ha aggiunto Covelli, sottolineando come l’incontro abbia offerto non solo un’occasione di orgoglio, ma anche una riflessione sul ruolo del patrimonio culturale. Al suo fianco, il procuratore generale Aldo Policastro, a ribadire l’importanza di un luogo che è molto più di una semplice cornice.
Napoli, del resto, non ha bisogno di presentazioni. «Si mostra da sola», ha osservato il rettore Tottoli, cogliendo l’essenza di una città che, nonostante le contraddizioni, continua a sedurre chiunque la attraversi. I delegati Unesco, dopo giorni di incontri, se ne sono andati con un’ammirazione sincera e la decisione di fare della città una sede permanente per le politiche culturali. Un riconoscimento che va al di là del folklore, puntando dritto al cuore di un rinascimento sociale e artistico che ormai è sotto gli occhi di tutti.
E mentre a Castel Capuano si chiudeva la conferenza tra canti e applausi – con un improbabile ma entusiastico “O sole mio” intonato da rappresentanti di mezzo mondo – in via Anticaglia, nel cuore del centro storico, affioravano nuove tracce del passato. Il sindaco Gaetano Manfredi ha annunciato la scoperta di incisioni risalenti a duemila anni fa, probabilmente legate a dichiarazioni d’amore, emerse durante gli scavi nel teatro romano. Un ritrovamento che, sebbene ancora da studiare, aggiunge un altro tassello alla stratificazione di una città che non smette di sorprendere.




