Napoli celebra l'Unesco, tra diplomazia culturale e rinascita
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Redazione Interno
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Napoli si è confermata ancora una volta crocevia internazionale della cultura, ospitando per il secondo anno consecutivo una conferenza dell’Unesco che ha riunito oltre 190 delegazioni da tutto il mondo. L’evento, svoltosi a Castel Capuano – luogo carico di storia e simbolismo – ha trasformato la città in un laboratorio di dialogo globale, dove si è discusso di diplomazia culturale, tutela del patrimonio e sostenibilità. Un riconoscimento che non solo ribadisce il ruolo centrale dell’Italia nel sistema multilaterale delle Nazioni Unite, ma rilancia Napoli come punto di riferimento per le politiche culturali del futuro.
«Questo edificio rappresenta una memoria viva della giustizia e della sua evoluzione», ha sottolineato Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello, durante i lavori del convegno. Accanto a lei, il procuratore generale Aldo Policastro, entrambi testimoni di un momento che va oltre il semplice incontro istituzionale. Castel Capuano, infatti, non è stato solo una cornice, ma un protagonista: la sua scelta come sede ha simboleggiato un ponte tra passato e presente, tra diritto e cultura.
E se le istituzioni hanno parlato di eredità storica, i delegati stranieri hanno restituito a Napoli qualcosa di altrettanto prezioso: uno sguardo nuovo, carico di stupore. «Napoli non si lascia raccontare, si mostra», ha osservato il rettore Tottoli, cogliendo l’essenza di una città che, nonostante le contraddizioni, continua a sedurre chi la vive da vicino. I rappresentanti dell’Unesco, dopo tre giorni di incontri, hanno salutato la città cantando O sole mio, un gesto spontaneo che racchiude gratitudine e fascinazione.




