Il Gruppo scuole di Fipe celebra il riconoscimento Unesco per la cucina italiana
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Redazione Interno
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Il Gruppo scuole di alta formazione della ristorazione di Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi accoglie con grande soddisfazione l’iscrizione ufficiale, avvenuta a Nuova Delhi il 10 dicembre 2025, della cucina italiana nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Un risultato, questo, che conferma – dopo un lungo percorso durato cinque anni e sostenuto da una vasta rete di istituzioni, studiosi e cuochi – il valore universale riconosciuto alla tradizione gastronomica nazionale, la cui candidatura si è incentrata sul dossier “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”.
Un traguardo che coinvolge l'intero Paese
L’importante riconoscimento, che riguarda l’Italia nella sua interezza e non singoli piatti o rituali, sembra però essere ancora poco noto ai più, dal momento che – stando a un’indagine – oltre il sessanta per cento degli intervistati dichiarava di non essere a conoscenza della candidatura stessa. Ciò non toglie che, qualora si trattasse di indicare un piatto simbolo da presentare al mondo, gli italiani mostrerebbero una preferenza netta per un grande classico, apprezzato in modo trasversale, il quale però, di per sé, non rientra nella lista dei patrimoni tutelati.
La riflessione che parte dai rifugi di alta quota
Proprio la natura del riconoscimento, che valorizza una cultura più che singole preparazioni, invita a riflessioni sul significato stesso di gastronomia e sui suoi luoghi deputati. Se c’è chi, ad esempio, potrebbe storcere il naso vedendo servire un piatto di pesce in un rifugio di montagna, preferendo magari un tagliere di formaggi, in realtà – a ben vedere – l’unico vero sgarbo alla materia prima consisterebbe nel trattarla male, indipendentemente dall’altitudine. La cucina, in fondo, è espressione di una libertà creativa che non conosce confini geografici rigidi, proprio come lo spirito che anima la frequentazione della montagna.
Un patrimonio vivo e da custodire
La portata dell’evento, che sancisce a livello internazionale lo statuto culturale di un intero sistema di saperi e pratiche, va dunque ben al di là della contingenza celebrativa, proiettandosi piuttosto come un punto di partenza per la salvaguardia e la trasmissione di un patrimonio vivo. Un patrimonio che, attraverso le sue declinazioni regionali e la sua capacità di coniugare sostenibilità e diversità, continua a raccontare una storia identitaria capace di evolversi senza tradire le proprie radici profonde.




