La Sapienza conquista il sesto primato mondiale in lettere classiche e storia antica, tre atenei italiani nella top ten per discipline umanistiche
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Redazione Interno
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Sono i numeri, ancora una volta, a restituire il peso specifico di un sistema universitario che, pur stretto tra risorse spesso insufficienti e una fuga di cervelli mai del tutto arginata, continua a piazzare le proprie eccellenze nei gradini più alti del panorama internazionale. La QS World University Rankings by Subject, nell’edizione del 2026, ha restituito un’istantanea che conferma una tenuta di fondo: l’Italia c’è, eccome, e lo dimostra con una stabilità che in certi settori diventa egemonia.
A dettare il passo è ancora una volta la Sapienza di Roma, che per il sesto anno consecutivo—un dato, quest’ultimo, che da solo racconta la difficoltà per chiunque provi a scalfirne il primato—si conferma la prima università al mondo nella categoria “Classics & Ancient History”. Un primato, quello dell’ateneo romano, che non ha eguali nel resto della penisola e che resiste nonostante il cambio della guardia nelle posizioni immediatamente successive: al secondo posto troviamo infatti l’Università di Fudan (Cina), al terzo quella di Pechino, mentre la prestigiosa Oxford scivola al quarto.
Ma c’è di più, perché l’edizione 2026 del rapporto segna anche un altro primato per la stessa università: è la prima volta, va ricordato, che un ateneo italiano riesce a piazzare ben tre discipline nella top ten assoluta della classifica QS per materia. Alla conferma del primato negli studi classici, infatti, si aggiungono due balzi in avanti nel settore umanistico: l’archeologia (Archaeology) sale dall’undicesima alla settima posizione, mentre la storia dell’arte (History of Art) compie un salto ancora più netto, passando dalla diciottesima alla settima piazza. Un risultato, quest’ultimo, che premia un intero comparto.
Il Politecnico di Milano regge il confronto globale tra ingegneria e architettura
Se la capitale fa incetta di primati nelle discipline umanistiche e storico-archeologiche, il primato italiano nella classifica generale delle università—quella che tiene conto del posizionamento complessivo—resta saldamente in mano al Politecnico di Milano. L’ateneo milanese, con una sede distaccata anche a Piacenza, si attesta al novantottesimo posto fra tutti gli atenei del mondo, ma è nella sua specialità che fa valere il peso specifico: ventesimo al mondo per ingegneria e tecnologia, un dato che lo conferma il migliore in Italia sia nelle scienze naturali sia nell’ambito tecnico-ingegneristico.
Nel dettaglio delle classifiche per settore, il Politecnico si aggiudica anche la sesta posizione mondiale per la facoltà di Architettura, un riconoscimento che vale a consolidare la reputazione internazionale di una scuola formatasi storicamente su un modello didattico fortemente orientato al progetto. La tenuta dell’ateneo lombardo, in un contesto globale dove la competizione asiatica e anglosassone si fa sempre più serrata, rappresenta uno degli elementi di maggiore continuità nel panorama accademico italiano.
La Cattolica, stabilità al 409esimo posto e un posizionamento nazionale preciso
Un discorso a parte merita l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nella graduatoria generale mantiene una sostanziale stabilità attestandosi al 409esimo posto mondiale. Un risultato, quest’ultimo, che la colloca al dodicesimo posto nella graduatoria nazionale, a conferma di un posizionamento preciso e consolidato. Pur senza i picchi di eccellenza di altri atenei in specifici settori disciplinari, la Cattolica dimostra una capacità di tenuta complessiva che ne fa un punto di riferimento nel panorama universitario italiano, specialmente in quelle aree—spesso legate alle scienze sociali, economiche e mediche—dove storicamente ha costruito la propria reputazione.
Un sistema che cresce nei piazzamenti d’élite e conferma la forza delle singole eccellenze
Quello che emerge dalla fotografia scattata dalla QS è dunque un sistema universitario articolato, capace di eccellere su più fronti ma con una netta polarizzazione delle eccellenze. Da un lato c’è la Sapienza che, con il suo dominio assoluto in ambito umanistico—unico primato mondiale per un ateneo italiano—e il triplo piazzamento nella top ten, si ritaglia uno spazio che pochi competitor al mondo possono vantare. Dall’altro c’è il Politecnico di Milano che regge il confronto con le migliori scuole tecniche internazionali, dimostrando come la tradizione italiana nel design, nell’architettura e nell’ingegneria possa tradursi in posizionamenti stabili ai vertici delle classifiche.
Le classifiche, si sa, non raccontano mai tutta la verità sulla didattica, la ricerca o sulla vita quotidiana dentro le aule. Restituiscono però un parametro oggettivo: quello della competizione globale, dove atenei di paesi con tradizioni accademiche secolari come l’Italia riescono ancora a lasciare il segno. E se il quadro generale vede un sistema che consolida le proprie posizioni senza strappi, i primati di quest’anno—dalla settima posizione in archeologia al balzo in storia dell’arte—suggeriscono una capacità di crescita anche in settori dove il confronto internazionale è storicamente più aspro.




