Il giorno dei fenomeni a Oslo: Karlsson e Hedegart si impadroniscono della 50 km, Carollo illumina l’Italia
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Redazione Sport
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La nebbia, quella coltre densa e immobile che spesso avvolge il monte Holmenkollen, ha fatto da cornice a due spettacoli diversi ma ugualmente intensi, regalando alla platea scandinava una domenica di sport che difficilmente dimenticheranno. Perché se da un lato, nella gara femminile, si è assistito al monologo trionfale della svedese Frida Karlsson, capace di spezzare in due la corsa con uno scatto secco dopo il cambio degli sci al trentatreesimo chilometro, dall'altro gli uomini hanno offerto una volata mozzafiato risolta a favore di Einar Hedegart, nome nuovo – se di nuovo si può parlare per chi arriva dal biathlon – destinato a fare male nei conti che contano. E in mezzo a questa valanga nordica, con otto norvegesi piazzati nei primi otto posti della classifica maschile, c'è stata una bella boccata d'azzurro grazie al quattordicesimo posto di Martino Carollo, risultato che sa di conferma e di speranza in un movimento, quello italiano, spesso costretto a inseguire.
La fuga di Frida e l'ottava piazza di Kälin che vale un Mondo
Nel giorno in cui Jessie Diggins, giungendo sesta, metteva in cassaforte la sua quarta sfera di cristallo generale – ennesimo sigillo di una carriera mostruosa – è stata comunque un'altra regina a salire sul trono della distanza regina. Frida Karlsson, la ventiseienne che alle Olimpiadi di Milano Cortina non ha potuto difendersi sulla cinquantina a causa di un virus, ha letteralmente polverizzato il gruppo transitando con autorità in testa e costruendo metro dopo metro quel vantaggio di quasi due minuti con cui ha poi tagliato il traguardo. La sua corsa, a tecnica libera, è stata un crescendo rossocrociato: partita controllando, ha preso il largo quando la nebbia si faceva più fitta, quasi a voler sfidare la scarsa visibilità con la certezza della propria forza. Dietro di lei, a completare un podio interamente svedese, ci hanno pensato Linn Svahn e Jonna Sundling, giunte rispettivamente seconda e terza a testimoniare la profondità di una squadra che in Norvegia, per una volta, ha dovuto cedere lo scettro alle vicine rivali.
Ma se il trionfo di Karlsson era ampiamente nelle possibilità della vigilia, l'ottavo posto della svizzera Nadja Kälin assume i contorni della prestigiosa riconferma. La ventiquattrenne engadinese, che proprio su questa distanza aveva conquistato un fantastico bronzo olimpico, ha chiuso a poco più di tre minuti dalla vincitrice, dimostrando una continuità di rendimento che la pone stabilmente tra le grandi interprete delle lunghe distanze. Una prestazione solida, la sua, costruita con pazienza nei primi giri e difesa con i denti nella parte conclusiva, quando la fatica e il ritmo imposto dalle svedesi hanno fatto selezione.
La Norvegia ritrova Hedegart, l'ex biathleta che viene dal freddo
Se il nome di Johannes Høsflot Klæbo campeggiava come assente eccellente – il fuoriclasse è out per un trauma cranico rimediato giovedì a Drammen – la Norvegia maschile ha sfoderato una risposta corale che ha dell'incredibile. Perché piazzare otto atleti nei primi otto posti di una cinquantana di Coppa del Mondo significa possedere un arsenale talmente profondo da poter fare a meno anche del suo cannoniere migliore. E a vincere, nella nebbia che confondeva le sagome sugli spalti di Holmenkollen, è stato Einar Hedegart, ventiquattrenne che fino allo scorso anno vestiva i panni del biatleta e che ora, invece, sembra non volersi più fermare. La sua progressione finale, quella che gli ha permesso di precedere in volata Harald Amundsen e Martin Nyenget, è stata una stilettata nel cuore della gara, decisa e senza appello, per un successo che lui stesso, ai microfoni, ha definito persino più importante delle medaglie olimpiche.
Alle sue spalle, un plotone compatto di maglie rossobiancoblu ha occupato ogni posizione utile, rendendo la classifica un monologo nazionale che non si vedeva da tempo. Una supremazia, questa, resa ancor più pesante dall'assenza del loro leader, quasi a voler dimostrare che la scuola norvegese non è fatta solo di fuoriclasse generazionali ma di un sistema capace di sfornare talenti in serie. E in tutto questo dominio, l'Italia ha trovato in Martino Carollo una ragione per sorridere. Il suo quattordicesimo posto, maturato in una gara tattica e dispendiosa come poche, rappresenta il miglior biglietto da visita in vista delle finali di Lake Placid e, soprattutto, un lascito importante per il futuro dello sci di fondo azzurro.
Il sipario europeo cala su Lake Placid
Con Oslo che chiude la stagione europea, lo show si trasferirà ora oltreoceano. Lake Placid, il prossimo weekend, ospiterà le finali di Coppa del Mondo e sarà l'occasione per brindare alla coppa di Diggins, ma anche per vedere se questa Norvegia senza Klæbo saprà confermarsi e se l'astro di Karlsson, dopo la splendida prova odierna, potrà continuare a brillare. Nel frattempo, Holmenkollen ha già detto la sua: la nebbia, oggi, non ha nascosto i veri protagonisti.




