Oslo incorona Karlsson e Hedegart nella 50 km, Carollo brilla tra gli azzurri
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Redazione Sport
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Il tempio dell’Holmenkollen, avvolto in una fitta coltre di nebbia che ne ha reso ancor più suggestiva e impervia la cornice, ha ospitato l’ultimo atto europeo della Coppa del Mondo di sci di fondo, regalando due gare tecnicamente opposte ma ugualmente emblematiche. Se nel settore femminile si è assistito a un’ecatombe scandinava con il tris svedese, in quello maschile i padroni di casa norvegesi non hanno concesso alcuno spazio agli avversari, piazzando otto uomini nelle prime otto posizioni. La 50 chilometri a skating, prova regina per durata e tradizione, ha così offerto uno spaccato fedele degli equilibri di forza in vista delle finali nordamericane di Lake Placid.
Nella gara donne, Frida Karlsson ha letteralmente polverizzato il gruppo con uno scatto secco attorno al trentacinquesimo chilometro, un’accelerazione che non ha lasciato scampo alle avversarie. La svedese, reduce da un’Olimpiade che l’ha vista protagonista nonostante un problema virale, ha proseguito in solitaria fino al traguardo, potendosi persino concedere il lusso di impugnare la bandiera nazionale negli ultimi metri. Il suo distacco finale, un minuto e quarantotto secondi sulle connazionali Linn Svahn e Jonna Sundling, racconta di una superiorità schiacciante e di una condizione atletica semplicemente mostruosa. Le tre ragazze, che avevano preparato la gara con un incontro tattico serrato alla vigilia, hanno così regalato alla Svezia una tripletta storica sulla distanza regina, relegando le norvegesi Heidi Weng e Karoline Groetting, rispettivamente quarta e quinta, a lottare per le briciole.
Diverso il copione nella prova maschile, segnata dall’assenza forzata del fuoriclasse Johannes Høsflot Klæbo, out per una commozione cerebrale rimediata nello sprint di Drammen pochi giorni prima. Al suo posto, a rubare la scena è stato Einar Hedegart, un ex biatleta che ha trovato nel fondo la sua dimensione. Hedegart ha vinto uno sprint serrato, precedendo per pochi decimi Harald Østberg Amundsen e Martin Løwstrøm Nyenget, in una volata a otto tutta norvegese che profuma di rivincita generazionale. La sua gioia incontenibile al traguardo, con la dichiarazione che questo successo vale più di una medaglia olimpica, la dice lunga sul significato emotivo di una vittoria all’Holmenkollen, specialmente in assenza del grande campione.
In questo scenario di dominanze nordiche, l’Italia trova motivi di conforto nella prestazione di Martino Carollo. Il ventiduenne delle Fiamme Oro ha chiuso la sua fatica in quattordicesima posizione, ritagliandosi un ruolo di primo piano nella pattuglia azzurra. Un risultato di spessore per il giovane piemontese, che sulla distanza più lunga dimostra di possedere una tenuta e una qualità di sciata fuori dal comune, confermando quanto di buono aveva già mostrato nella staffetta olimpica. Da segnalare, tra le altre, anche l’ottavo posto della svizzera Nadja Kälin, che bissa idealmente il bronzo olimpico con una top ten di prestigio, mentre Teresa Stadlober, frenata da uno stato influenzale, chiude lontana dalle posizioni che contano.




