Shuhei Yoshida svela i retroscena del licenziamento e frena l’entusiasmo per le esclusive PlayStation su PC
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A distanza di oltre un anno dal suo addio ufficiale, Shuhei Yoshida continua a fare da cassa di risonanza per le tensioni mai sopite che attraversano i vertici di Sony Interactive Entertainment. Nel corso di un intervento all’Alt:Games Festival in Australia, l’ex dirigente giapponese – volto storico sin dalla fondazione del brand nel lontano 1993 – ha gettato luce su un passaggio di consegne avvenuto nel 2019, quando lasciò la presidenza dei Worldwide Studios (oggi noti come PlayStation Studios) per passare a guidare le relazioni con gli sviluppatori indipendenti. Quello che all’epoca venne presentato come un riposizionamento strategico, se non una volontaria riduzione del proprio raggio d’azione, si rivela oggi una vera e propria epurazione interna.
Yoshida, che ha supervisionato personalmente capolavori come God of War (2018), Uncharted 4 e The Last of Us, ha dichiarato senza mezzi termini: “Nel 2019, dopo 11 anni alla guida dello sviluppo first-party, sono stato licenziato”. Il fulcro del dissidio, a quanto pare, risiedeva nelle direttive impartite dall’allora CEO Jim Ryan. “Voleva rimuovermi perché non lo ascoltavo”, ha aggiunto l’ex manager, rivelando che tra i motivi del contendere ci fossero richieste che lui stesso ha definito “ridicole” alle quali si è rifiutato di ottemperare. Una dinamica, quella del disaccordo sui metodi, che ha trasformato il rapporto tra due professionisti che collaboravano sin dai tempi della prima PlayStation in una resa dei conti ai piani alti del colosso nipponico.
Nonostante l’accaduto, Yoshida non ha abbandonato immediatamente la nave. Gli venne invece prospettata una scelta quasi obbligata: accettare un ruolo secondario dedicato agli studi indipendenti o lasciare definitivamente l’azienda. Una decisione, quest’ultima, che ha posticipato la sua uscita di scena fino al gennaio 2025. Le sue recenti dichiarazioni, però, non si sono limitate a rievocare faide interne al board; l’ex presidente ha voluto anche offrire il suo parere, da profondo conoscitore del mercato, sulla direzione che la casa sta prendendo nel segmento del gaming su personal computer.
Nel mirino di Yoshida è finita la strategia di distribuzione dei software proprietari, in particolare quella relativa ai grandi successi single player. Secondo la sua analisi, rilasciata durante un’intervista con Respawn First e ripresa da diverse testate, l’idea di pubblicare le esclusive PlayStation su PC in contemporanea con l’uscita su console (il cosiddetto “day one”) rappresenterebbe un errore di valutazione. Se da un lato l’ex dirigente riconosce che l’aumento vertiginoso dei costi di produzione (si parla di centinaia di milioni di dollari per i tripla A) renda quasi inevitabile allargare il mercato ad altre piattaforme per recuperare gli investimenti, dall’altro lato sottolinea come questo fenomeno debba essere gestito con estrema cautela per non minare il valore percepito dell’ecosistema PlayStation.
Yoshida ha osservato che, durante la sua gestione nello sviluppo first-party, non era nemmeno contemplata l’ipotesi di esportare i titoli di punta su hardware concorrente, ma che l’evoluzione del mercato con il PS5 ha reso la pratica non solo accettabile, ma economicamente sensata. “Se iniziassero a pubblicare i nuovi giochi AAA al day one anche su altre piattaforme, non credo sarebbe una buona strategia per un produttore di hardware come PlayStation”, ha affermato. Per l’ex presidente, attendere un paio d’anni prima del porting su PC rappresenta la soluzione ideale per salvaguardare le vendite delle console, senza precludersi quelle fonti di guadagno secondarie utili a finanziare i progetti futuri.
L’equilibrio precario tra investimenti e ritorni economici
Il cuore della riflessione portata avanti da Yoshida tocca un nervo scoperto dell’industria contemporanea: la sostenibilità dei blockbuster videoludici. Pur non avendo visto prove concrete di un dietrofront da parte di Sony rispetto alle recenti indiscrezioni di mercato – secondo cui l’azienda starebbe considerando di interrompere le conversioni su PC dei giochi single player – l’ex dirigente ha voluto lanciare un avvertimento implicito ai suoi successori. Se la software house dovesse effettivamente cambiare rotta, chiudendo le porte a Steam e altri store digitali, si troverebbe a dover sostenere da sola il peso finanziario di produzioni sempre più mastodontiche.
L’ex dirigente ha parlato di “investimenti enormi” (enormous investment), sottolineando come la chiusura di questo canale di vendita secondario potrebbe rivelarsi un boomerang. “Sarà interessante capire come riusciranno a sostenere gli investimenti nei giochi tripla A first-party in futuro”, ha commentato, sottolineando come ogni decisione in questo campo abbia ripercussioni dirette sulla capacità creativa e produttiva degli studi interni. Yoshida ha minimizzato l’impatto delle lamentele degli hardcore fan, quelle “piccole ma molto rumorose frange di consumatori” che protestano ogni volta che un’esclusiva storica approda su PC, sostenendo che queste migrazioni non hanno mai realmente danneggiato l’adozione del PS5. Anzi, il denaro recuperato con queste operazioni è stato, a suo dire, reinvestito per alimentare il ciclo virtuoso dello sviluppo.
Uno sguardo disincantato sulla politica interna dei colossi
Tornando al piano strettamente gestionale, le parole di Yoshida offrono uno spaccato raro delle dinamiche di potere che tagliano i vertici dell’intrattenimento giapponese. La sua uscita dal ruolo di presidente, avvenuta per volere di Jim Ryan, non è stata una semplice retrocessione: è stata la conseguenza di una visione diametralmente opposta riguardo al futuro della divisione gaming. Mentre Yoshida rimaneva ancorato a una filosofia di prodotto legata alla qualità del single player e al supporto degli studi indipendenti, la direzione impressa da Ryan sembrava orientata verso modelli di business più aggressivi e talvolta, nelle parole del diretto interessato, assurdi.
Sebbene l’ex CEO abbia lasciato l’incarico nel 2024, l’onda lunga delle sue scelte – inclusa la famigerata spinta sui live service che ha portato a risultati altalenanti come il caso Concord – segna ancora l’attualità di Sony. Yoshida, guardando al suo operato attuale da free agent, si dice felice di poter finalmente discutere liberamente di Nintendo e Xbox senza dover indossare la cravatta del dirigente SIE, un lusso che probabilmente basta a raccontare meglio di mille parole il clima di rigida disciplina a cui era sottoposto prima del pensionamento. La sua testimonianza, insomma, non è solo la cronaca di un licenziamento, ma la prova di come la strategia commerciale prevalga sempre, nei momenti di svolta, sulla pura arte del game design.




