Smog oltre i limiti, scattano i divieti a Milano, Monza e Cremona
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Redazione Interno
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Un persistente campo di alta pressione di origine subtropicale, che garantisce cieli sereni ma al contempo soffoca la Pianura Padana, ha portato al superamento per due giorni consecutivi del valore limite giornaliero di Pm10. I dati, raccolti e certificati da Arpa Lombardia, hanno quindi innescato, a partire da venerdì 12 dicembre, l’applicazione delle misure temporanee antismog di primo livello nelle province di Milano, Monza e Cremona, dove l’aria si fa più densa e la visibilità, in certe ore, si riduce. L’assenza di precipitazioni, del tutto assenti dalle previsioni per i giorni a venire, costituisce un ulteriore fattore critico, poiché le condizioni di stabilità atmosferica favoriscono in modo pressoché sistematico l’accumulo di sostanze inquinanti al suolo, impedendone la dispersione.
Le restrizioni previste dal primo livello
Le misure che entrano in vigore, le quali interessano un’ampia porzione del territorio lombardo fra le più popolose, comportano una serie di limitazioni alla circolazione veicolare, con particolare riguardo per quelli che vengono classificati come più inquinanti. Vengono pertanto attivati i blocchi del traffico secondo le modalità e le fasce orarie stabilite dai piani regionali, i quali, se da un lato impongono un cambiamento nelle abitudini di molti, dall’altro mirano a contenere l’immissione di ulteriori polveri sottili in un’atmosfera già satura. A ciò si aggiungono, di norma, vincoli sull’utilizzo degli impianti di riscaldamento a biomassa non performanti e la raccomandazione, per i cittadini, di adottare comportamenti volti a ridurre le emissioni, una strategia che, seppur apparentemente marginale nel singolo gesto, assume un peso specifico rilevante se considerata in un’ottica collettiva.
Il quadro meteorologico senza scampo
La situazione, purtroppo, non sembra destinata a mutare nel breve termine, poiché la colonna d’alta pressione che staziona sulla regione non accenna a spostarsi, condannando il bacino padano a giornate caratterizzate da un freddo spesso pungente ma senza pioggia, il che, se da un lato evita disagi di altro genere, dall’altro prolunga indefinitamente l’effetto “cappa”. Questa configurazione sinottica, tipica della stagione invernale nella valle del Po, crea infatti una inversione termica che agisce come un coperchio, trattenendo gli inquinanti negli strati d’aria più bassi, quelli che tutti respirano, e rendendo vani i tentativi di diluizione naturale delle polveri, le quali restano sospese in uno strato spesso poche centinaia di metri.
Il monitoraggio costante delle autorità
L’attivazione del primo livello, che segue un protocollo tecnico ben definito, non è che la prima risposta istituzionale a un fenomeno ricorrente, la cui gestione richiede un bilanciamento complesso fra esigenze di salute pubblica e attività economiche. Le centraline di Arpa Lombardia continuano il loro monitoraggio incessante, fornendo i dati su cui le amministrazioni locali basano le proprie decisioni, in attesa di un cambiamento delle condizioni meteo che, portando piogge o venti più sostenuti, possa permettere il rientro dei parametri entro i limiti di legge e, di conseguenza, la revoca delle misure restrittive.




