Tragedia a Safi: il Marocco piange le vittime dell'alluvione
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Redazione Esteri
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Il Marocco, colpito da una delle più violente emergenze meteorologiche dell'ultimo periodo, conta i suoi morti dopo che nubifragi di intensità record hanno messo in ginocchio la costa atlantica. Nella città di Safi, cui si aggiungono altre località comprese tra Essaouira e Casablanca, il bilancio provvisorio comunicato dalle autorità attraverso i media nazionali ha superato la soglia dei trenta decessi, toccando quota trentasette mentre le squadre di soccorso, operando in condizioni estremamente difficili, continuano a perquisire l'area alla ricerca di dispersi. L'ondata di maltempo, battezzata "Emilia" dai servizi meteo, si è abbattuta con furia inaspettata domenica sera, trasformando le strade in torrenti impetuosi che nulla hanno potuto contro l'impeto dell'acqua.
La furia dell'acqua nel centro storico
Il cuore antico della città, costruito e sviluppatosi nei secoli, è stato il più esposto alla violenza degli elementi. Qui, dove le abitazioni spesso risalgono a epoche lontane e le infrastrutture mostrano la loro vulnerabilità, si è consumata la parte più tragica dell'evento. Secondo le prime e ancora parziali ricostruzioni, circa settanta case sono state completamente inghiottite dalla piena, sommerse in pochi minuti da un muro d'acqua che ha lasciato agli occupanti un margine di fuga quasi nullo. Molti di loro, colti di sorpresa mentre erano nelle loro abitazioni, si sono ritrovati senza via di scampo, costretti a cercare rifugio sui tetti in attesa degli elicotteri. La forza del torrente ha spazzato via tutto ciò che incontrava, aggregando in cumuli informi automobili, mobili e detriti di ogni genere che ora ostruiscono le vie d'accesso, rallentando non poco le operazioni di recupero.
Un quadro devastante e la macchina dei soccorsi
La scena che si presenta oggi ai volontari e ai militari impegnati sul posto è di devastazione assoluta. Le principali arterie sono impraticabili, coperte da uno spesso strato di fango e materiale trascinato dalla corrente, mentre gli allagamenti hanno reso inagibili interi quartieri. La preoccupazione immediata, oltre al triste compito di recuperare le salme, è rivolta a quanti hanno perso ogni avere e a coloro che risultano ancora dispersi, il cui numero rimane incerto in attesa che le acque si ritirino completamente. Gli sforzi si concentrano nel garantire assistenza medica e un riparo di fortuna alle famiglie sfollate, molte delle quali hanno trovato precaria sistemazione in scuole e palestre allestite in fretta e furia, mentre si valuta l'entità dei danni alle attività commerciali e alla rete viaria.
La cronicità del rischio idrogeologico
Questo drammatico episodio riaccende i riflettori, in modo tragico e urgente, sulla fragilità del territorio di fronte a eventi climatici estremi la cui frequenza sembra aumentare. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato nella regione, ma dell'ultimo di una serie di disastri che hanno colpito il Nord Africa negli ultimi anni, mettendo a nudo la necessità di investimenti strutturali nella prevenzione e nella manutenzione del reticolo idraulico. Le immagini delle auto accatastate e dei detriti che hanno travolto la città parlano di una forza della natura che, quando si combina con l'antropizzazione del suolo e una urbanizzazione a volte poco pianificata, produce esiti letali. La tempesta Emilia, con i suoi nubifragi record, ha scritto una pagina nera nella storia di Safi, lasciando una ferita profonda che richiederà anni per rimarginarsi.
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