Addio a Patrizia Caselli, la tv degli anni Ottanta perde la sua signora della cronaca
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se n’è andata in punta di piedi, come del resto aveva sempre fatto quando si trattava di proteggere la sfera più intima della sua esistenza, Patrizia Caselli. La conduttrice, attrice e showgirl – volto noto al grande pubblico soprattutto per aver portato per la prima volta il linguaggio crudo della cronaca nera nei salotti pomeridiani di Rai 2 – è morta a Milano nella notte tra martedì e mercoledì all’età di 66 anni.
A stroncarla, complicazioni cardiache sopraggiunte nell’ospedale dove era ricoverata, conseguenze di un male che l’aveva ormai divorata da due anni: quel carcinoma polmonare al terzo stadio che lei stessa, con coraggio e senza veli, aveva deciso di raccontare in una lunga intervista al Corriere della Sera nel giugno del 2024.
La malattia raccontata senza filtri
“Sono terrorizzata, non sono pronta a lasciare niente”, confessò allora, parole che hanno fatto il giro del paese e che restituiscono lo spessore di una donna consapevole della propria fragilità ma decisa a guardare in faccia la realtà. Quel tumore, diagnosticato in modo quasi casuale grazie alla meticolosità dei suoi medici – una Tac aveva svelato ciò che una semplice radiografia al torace non riusciva a mostrare – l’aveva portata a sottoporsi a un intervento chirurgico demolente, con l’asportazione di mezzo polmone e di alcuni linfonodi ormai in metastasi.
Un percorso, quello della chemioterapia, che l’ha accompagnata fino agli ultimi giorni e che lei aveva scelto di rendere pubblico, ospite ancora una volta da Monica Setta, per non lasciare spazio a chiacchiere o a falsi pudori. “Non avevo nulla, era asintomatico”, spiegò, sottolineando come l’unico vero dolore, l’unico scoglio insormontabile, fosse stato comunicare la notizia al figlio François: “Mi ha risposto: ‘Supereremo anche questa’”.
La fuga da Hammamet e il grande amore per Craxi
Prima della malattia, però, c’è stata una vita piena, vissuta sempre a cavallo tra il palcoscenico scintillante e le scelte dolorose. Dopo gli esordi nella pubblicità e nel cinema con Nanni Loy, e un lungo sodalizio professionale e sentimentale con Walter Chiari – durato otto anni, fino al 1987, un periodo in cui l’attore la iniziò ai meccanismi della televisione privata milanese – Caselli approdò in Rai diventando una delle prime conduttrici a occuparsi di cronaca in diretta.
Fu proprio mentre conduceva “Detto tra noi” che incrociò la strada di Bettino Craxi, all’epoca uno degli uomini più potenti, e controversi, d’Italia. Un amore folgorante che la portò a compiere una rinuncia clamorosa: nel 1994 lasciò tutto, carriera e telecamere, per seguirlo nel suo esilio dorato di Hammamet, in Tunisia. “Per amore di Craxi ho perso tutto”, avrebbe poi ammesso, raccontando di una vita fatta di appartamenti cambiati otto volte e di una convivenza complicata con la lontananza dalla famiglia dell’ex presidente.
Lì rimase accanto a lui fino all’ultimo respiro, nel 2000, custode silenziosa di un declino che lei stessa definì “il momento più crepuscolare di quell’uomo”.
Il ritorno alla normalità e la chiusura del cerchio
Dopo la morte di Craxi, lontana dai riflettori che l’avevano resa celebre, Patrizia Caselli ricostruì la sua esistenza lontano dal caos mediatico. Si risposò, con il medico Alberto Bossi, e insieme a lui coronò il sogno della maternità adottando François, un bambino incontrato in Congo. Una vita nuova, fatta di gesti quotidiani e di quella normalità che il jet set di Roma e Milano non le aveva mai davvero concesso.
Negli ultimi anni, dopo la separazione dal secondo marito, si era ritirata in una sorta di esilio volontario, riapparendo solo ogni tanto in televisione, ospite di quei talk show dove si raccontano le vite vissute. Non era più la soubrette procace che faceva sfoggio di paillettes e lustrini negli anni Ottanta, ma una donna con le rughe e i segni, addosso, di una battaglia più grande di lei.
Con la sua morte, se ne va un pezzo di quella televisione che mescolava intrattenimento leggero e impegno civile, una figura che ha saputo trasformare il dolore e l’abbandono – come quello della scelta di seguire Craxi – in una narrazione pubblica mai banale, capace di incuriosire e commuovere senza mai cadere nel patetico.




