Bruxelles rinsalda il fronte pro Ucraina, mentre la partita sugli asset russi si fa complicata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha ribadito con determinazione la linea di Bruxelles, affermando che "non lasceremo sola l'Ucraina come altri hanno fatto con l'Afghanistan". Questa presa di posizione, resa nota durante un incontro a Dublino con il primo ministro irlandese, mira a fugare ogni dubbio sulla tenuta del sostegno continentale, in un momento in cui le incertezze internazionali potrebbero offrire scenari diversi. "Siamo stati forti durante il Covid, siamo forti nel sostenere lo sviluppo e siamo forti a sufficienza per sostenere l'Ucraina", ha sottolineato Costa, il cui messaggio suona come un monito volto a prevenire defezioni. La volontà politica di mantenere alta la guardia, che si traduce in un impegno concreto di finanziamenti e assistenza militare, viene considerata un pilastro irrinunciabile per la stabilità europea stessa.

L'intricato nodo del sequestro degli asset russi

Parallelamente alla retorica del sostegno senza se e senza ma, procede a fatica il negoziato tecnico per mettere a frutto gli asset russi congelati. I funzionari di Bruxelles, in vista del Consiglio Europeo di metà dicembre, si scontrano con una realtà frammentata: se da un lato Londra sembra mostrare una certa convinzione, altri centri finanziari cruciali come Zurigo e Parigi appaiono più riluttanti, per non parlare della Svizzera che, neutrale per definizione, preferisce mantenere le distanze. Il Lussemburgo, poi, avanza riserve legate a timori di possibili contenziosi. Questa disomogeneità di approcci, che alcuni definiscono una vera e propria "schizzinosità", rischia di indebolire sul piano pratico quella solidarietà proclamata a gran voce, rendendo complessa l'attuazione di una misura che dovrebbe generare risorse dirette per Kiev.

Il duplice messaggio di Bruxelles: forza e sovranità

Il recente vertice a Bruxelles con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il segretario generale della Nato ha offerto a Ursula von der Leyen e allo stesso Costa l'occasione per unire i puntini della strategia euro-atlantica. "La sovranità dell'Ucraina deve essere rispettata", hanno dichiarato congiuntamente i leader europei, precisando che l'obiettivo è costruire "un'Ucraina forte, sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati". Questo binomio, che lega indissolubilmente la capacità militare al rispetto dei confini nazionali, delinea una posizione che ambisce a essere di principio ma anche pragmatica. Le proposte di finanziamento, infatti, sono già sul tavolo, con l'intento di garantire la sicurezza del paese non solo come fine a se stessa, ma come "prima linea di difesa" per l'intera Unione.

La diplomazia frenetica e lo scenario geopolitico mutato

Lo sforzo collettivo di Unione europea e Alleanza Atlantica, definito da alcuni osservatori come quello di "volenterosi", si consuma in uno scenario internazionale radicalmente cambiato, dove le iniziative di pace sono ora gestite principalmente dalla Casa Bianca. La diplomazia euro-atlantica, sebbene si muova freneticamente per conservare un ruolo influente nella risoluzione del conflitto, deve fare i conti con un nuovo protagonista a Washington. Questo shift di regia, con proposte negoziali che non sempre ottengono il plauso unanime, impone a Bruxelles una doppia sfida: mantenere coeso il proprio fronte interno, dimostrando di essere un attore credibile e unitario, mentre il baricentro delle trattative si sposta altrove. La partita, dunque, si gioca su due tavoli distinti ma comunicanti: quello della solidarietà operativa verso Kiev e quello della rilevanza geopolitica in un mondo dove gli equilibri di potere si stanno ridefinendo.

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